Sul taxi

Dille di trovarmi un acro di terra,
prezzemolo, salvia, rosmarino e timo;
tra l’acqua salata e la riva del mare,
allora sarà il mio vero amore.
Scarborough Fair (Ballata popolare inglese)

Il volo aveva un bel po’ di ritardo e atterrammo a Pisa quando l’ultimo treno per Firenze era già partito (d’altra parte quando uno torna in Italia si deve riabituare quanto prima a questi piccoli inconvenienti). Non avevo nessuno che potesse venire a prendermi e non ci misi molto a rendermi conto che l’unica soluzione praticabile per tornare a casa era quella di salire su un taxi. Per fortuna la coda era molto breve e in pochi minuti salii a bordo. Il mezzo sembrava malridotto e il conducente non mi fece un’ottima impressione; pazienza, ero veramente stanco e l’importante era arrivare a casa il prima possibile. Avevo un paio di faccende da sistemare, c’avevo pensato durante il volo. Chiamai Michela, la mia agente letteraria (l’ora non era un problema, si trovava a Los Angeles e il suo fuso orario giocava a favore). Finita la telefonata chiusi gli occhi e solo allora feci caso alla musica che usciva dall’autoradio: era il cd di un vecchio concerto di Simon e Garfunkel. Quante volte avevo suonato e cantato quelle canzoni! Let us be lovers we’ll marry our fortunes together. Mettermi a canticchiarle fu un attimo!

— Scusi se mi permetto,  — disse il tassista all’improvviso — ho sentito che lei è uno scrittore.
— Beh, sì, sono uno scrittore…
— Non sa quante volte ho pensato di scrivere un libro; il fatto è che non ne sono capace, sono solo un tassista…
— Tanta gente vorrebbe scrivere un libro… Non basta saper scrivere, bisogna anche avere qualcosa da raccontare
— Eh, io di cose da raccontare ne avrei a bizzeffe.
— Ha avuto una vita avventurosa?
— No, io no, ho sempre fatto il tassista, figuriamoci. Ma in tutti questi anni ne sono passate di persone sul mio taxi…
— Saranno tutti incontri superficiali, immagino, mi porti in questo albergo, all’aeroporto, tutta roba di questo tipo. Dice davvero di volerne fare un libro?
Sorrise sornione, con l’espressione di chi la sa lunga.
— Lo sa lei che il taxi ha sostituito il confessionale? Una volta si andava dal parroco a confessare i propri peccatucci, ora si sale in taxi.
Ecco, ho trovato un pazzo, pensai.
— Il prete e il penitente erano separati da una grata. Qua il passeggero e il conducente parlano senza guardarsi negli occhi, salvo qualche occhiata nello specchietto.
L’analogia non era male, effettivamente.
— Ci sono cose di cui non si parla nemmeno a un padre, a un fratello. Ma poi va a finire che si raccontano al primo sconosciuto che si incontra, basta che questo si dimostri disponibile ad ascoltare. Non sa quante risate, quanto amore, quanta passione, quanta gioia, quanta disperazione, quanto disprezzo, quanto odio, quanti sentimenti si sono seduti là dietro. Io ho una memoria fotografica straordinaria; il barbiere di Penny Lane aveva una foto di ogni testa a cui aveva tagliato i capelli. Io invece ricordo i volti, le voci, le storie di tutti questi anni. Sembra incredibile ma le stesse persone sono salite sul mio taxi in momenti diversi della loro vita; loro non si ricordano di me, io sono soltanto un tassista-confessore, ma io sì, mi ricordo di loro.
Mi aveva convinto.
— Chissà quante storie incredibili avrà sentito in tutti questi anni.
— Gliel’ho detto! Ci sarebbe da scriverci un libro!
— E qual è la storia che più le è rimasta impressa? Se è una storia breve, siamo quasi arrivati a destinazione…
— Se gliela racconto sono io che mi confesso… C’era una volta una giovane donna, sono passati molti anni. Era molto bella. Ci sono amori veri che sembrano impossibili e finti amori dai quali sembra impossibile uscirne. Lei viveva questa seconda situazione: era innamorata di un uomo che la maltrattava, la picchiava ma nonostante questo non riusciva a lasciarlo.
— È una storia molto triste. Chissà come è finita.
— È finita che quella giovane donna riuscì a lasciarlo ed è diventata mia moglie, qualche anno dopo…
Eravamo di fronte a casa mia. Pagai la corsa con supplemento notturno, scesi, presi il mio bagaglio e salutai il tassista, moderno confessore. Il cd era tornato all’inizio. Feci appena in tempo a sentire le prime e ultime note.
Let us be lovers we’ll marry our fortunes together.

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