Olga va in pensione

Che cosa vuoi, Mary? Puoi dirmelo! Vuoi la luna? Se la vuoi, io la prenderò al laccio per te. Sì, sì, è una buona idea: ti darò la luna, Mary.
L’accetto. E poi?
Si dissolverebbe in te, e infiniti raggi d’argento brillerebbero nei tuoi occhi, nei tuoi capelli, ti inonderebbero di luce.

La vita è meravigliosa – James Stewart e Donna Reed

Olga è la signora che da molti anni mi dà una mano in casa. Tutti i venerdì mattina è da me puntualissima alle otto, manco dovesse timbrare il cartellino. E come ogni venerdì sa che la aspetta un mucchio di camicie da stirare. Non so proprio come potrei fare senza di lei. Purtroppo tra un paio di settimane lascerà il suo incarico, sta per diventare nonna e ha deciso di volersi dedicare completamente a sua figlia e alla piccola Asia che sta per arrivare. E’ proprio agitata, si vede, non sta nella pelle. Beh, dopotutto alla sua età è giusto andare in pensione, non vi pare? In realtà stamattina era ancora più agitata delle ultime settimane, sembrava proprio che avesse qualcosa da dire senza trovare la forza di farlo, nonostante la nostra confidenza. Alla fine gliel’ho chiesto: “Signora Olga, lei mi nasconde qualcosa, via, mi dica cosa c’è che la tormenta” E lei a negare, a negare: insomma alla fine ha svuotato il sacco. Stava rimettendo la soffitta, per fare un po’ di spazio, ci sono diverse cose da sistemare che finora si trovavano nella cameretta assegnata alla nipotina. E cosa ti trova? Una scatola ben nascosta di cui non era a conoscenza. L’ha aperta incuriosita ed ha trovato un pacco di vecchi fogli, disegni, lettere, non ha capito bene. “Alex, vorrei il suo aiuto, insomma, io sono anziana, non ci vedo tanto bene e non ho mai letto niente. Mi aiuterebbe a capirci qualcosa?” “Beh, a parte che lei non è così anziana, Olga, e poi sua figlia Anna potrebbe aiutarla, non le pare?” “Alex, Alex, non lo so, vede, mi sa che è qualcosa di delicato sulla mia famiglia…” “Uhm, lei non me la racconta tutta, Olga”. E così Olga ha tirato fuori dalla borsa un pacchetto di vecchi fogli, scampati in qualche modo all’oblio. Non c’è voluto Sherlock Holmes per capire che si trattava di lettere scritte da un certo Edwyn Bennet, tenente di squadriglia della RAF (l’aviazione militare britannica), negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale e negli anni successivi alla fine del conflitto. Tutte le lettere erano indirizzate a Maria, la madre di Olga, e spedite all’indirizzo di un convento di suore dove Maria prestava servizio. La lingua italiana era molto approssimativa ma non era difficile da decifrare. Per il mio lavoro ho sparso ritrovamenti di reperti storici unici, mappe segrete e libri proibiti in quasi tutti i romanzi che ho scritto finora. Però devo ammettere che trovarsi di fronte ad una scoperta simile mi ha proprio incuriosito, se non emozionato. Mai quanto la signora Olga, con quei lacrimoni che le scendevano sul viso. Le lettere raccontavano le giornate di Edwyn tornato in una base aerea in Cornovaglia ma soprattutto ricordavano i pochi attimi passati insieme a Maria e la sua volontà di tornare in Italia. Si intuiva che lei invece non desiderava il suo ritorno. Io, nella mia ottusità, vedevo tutto come una vecchia storia d’amore, mi sembrava di assistere a un vecchio film in bianco e nero, quelli degli anni quaranta o cinquanta. Mi sembrava tutto così chiaro tranne l’insistenza con cui questo tenente chiedeva sempre a Maria a proposito di un certo giardino di fiordalisi. “Olga, perché piange? E’ così romantico, no, aver scoperto questa relazione epistolare tra il tenente e sua madre?” E lei che piangeva, piangeva. Alla fine, tra i singhiozzi, mi ha spiegato il motivo. “Alex, ragazzo benedetto, non capisci” (per la prima volta dopo dieci anni era passata dal “lei” al “tu”). “Sono io il giardino di fiordalisi! Edwyn è il mio vero papà, lo capisci ora perché io sono l’unica della mia famiglia con gli occhi azzurri? Mia mamma non voleva che Edwyn tornasse in Italia perché nel frattempo si era sposata con Enzo, quello che ho sempre chiamato papà!” Le mie lacrime si sono unite velocemente a quelle di Olga. E così anch’io ho avuto chiaro il quadro raccontato in quelle lettere. La breve e fugace storia d’amore tra il bel tenente di squadriglia della RAF e la ventenne Maria nella primavera del ’44; il loro incontro in una sera di maggio con i colori azzurri del cielo dopo il tramonto. In una di quelle sere fu concepita Olga, anche lei con gli occhi azzurri come suo padre, come quei cieli di maggio. Maria sposò Enzo nell’ottobre del ’44 e pochi mesi dopo nacque Olga seguita a distanza di qualche anno dai suoi tre fratelli. Edwyn continuò a scrivere a Maria per alcuni anni poi di lui non si seppe più niente. Le ferite della guerra si rimarginarono molto lentamente.
Cercando su Internet negli archivi digitalizzati del Guardian ho scoperto che Edwyn Bennet morì nel ’51 durante la guerra di Corea. Non so ancora se lo dirò ad Olga ma forse ha diritto di sapere come è morto suo padre. Chissà se negli istanti prima di morire ha ripensato a Maria e a quelle sere di maggio. E chissà se la piccola Asia nascerà quasi settanta anni dopo come sua nonna, con gli occhi azzurri da far invidia ai fiordalisi.

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8 risposte a “Olga va in pensione”

  1. beltane64 ha detto:

    Bravo Andrea, hai davvero reso l’idea. Forse il bel tenente sarebbe anche tornato dalla sua Maria… o forse no, ciò che risalta è la tua bravura nel dare uno spessore ad un sentimento così lontano nel tempo,

  2. che bel racconto Andrea !…

  3. SPERANZA NEL FUTURO

    A metà Maggio, l’ aria si faceva ogni giorno più calda, il sole risplendeva nell’ azzurro limpido del cielo e in quello splendido scenario, la piccola Asia decise che era arrivato il momento di conoscere il mondo. Venne alla luce in una tiepida notte serena e stellata, dopo ore di faticoso ed estenuante travaglio. Olga, seduta nella sala d’ attesa dell’ ospedale, aspettava ansiosa di vedere la sua nipotina. Per ingannare il tempo, tentò inutilmente di sfogliare una rivista, ma era troppo agitata per riuscire a concentrarsi su qualcosa. Si alzò dalla scomoda seggiola di plastica e andò vicino alla finestra. Contemplando le stelle, non potè fare a meno di domandarsi se la piccola avrebbe avuto i suoi stessi occhi azzurri, quegli occhi che lei aveva ereditato da suo padre, il suo vero padre… I ricordi riaffiorarono alla mente con una prepotenza crudele. Olga ripensò a sua madre, a quelle lettere che aveva trovato per caso e che l’ avevano catapultata in una realtà dolorosa, al padre che non aveva mai conosciuto e del quale poteva ammirare soltanto gli occhi guardandosi allo specchio. Ripensò poi all’ uomo che aveva sempre chiamato papà, che l’ aveva educata e aiutata ad affrontare il mondo e le difficoltà della vita. Chissà se lui aveva mai saputo la verità… Si sorprese a sperare che quell’ uomo non avesse vissuto i suoi giorni nella menzogna, ma che conoscesse la verità e, nonostante tutto, amasse lei e sua madre al punto tale da accettarla come se fosse stata davvero sua figlia. In quel turbine di pensieri, le venne in mente Alex. Avrebbe voluto chiamarlo, sentire una voce amica, in quel momento. Dopo tanti anni passati come domestica in casa sua, ormai lo considerava un po’ come il figlio maschio che non aveva mai avuto. Gli voleva molto bene e sapeva che le sarebbe mancato quell’ appuntamento settimanale con le sue camicie da stirare. Una voce alle sue spalle la distrasse dai suoi pensieri :
    – Signora… la bambina é nata, vuole vederla ? -.
    Olga si voltò e si ritrovò davanti l’ infermiera che le aveva appena parlato e suo genero con quel tenero fagottino fra le braccia. Olga si avvicinò con gli occhi pieni di lacrime a quel morbido batuffolo. Aveva la pelle chiara come la luna e gli occhi blu come il mare. Non era la stessa tonalità di azzurro dei suoi ma, con tutta probabilità, con il passare dei mesi si sarebbero schiariti. Baciò quell’ angioletto sulla fronte e raggiunse sua figlia Giulia che, nel frattempo, era stata riportata nella sua stanza. Trovandosela davanti, ebbe la tentazione di dirle la verità, di raccontarle ciò che la tormentava, ma sapeva che quello non era il momento giusto e si ripromise di farlo non appena fosse tornata a casa. Ma la donna, che conosceva bene sua madre, domandò :
    – Mamma, cosa c’é ? E’ tutto a posto ? –
    – Sì tesoro, non preoccuparti… mi sono solo emozionata vedendo la bambina – rispose Olga.
    – Ne sei sicura ? – domandò la figlia diffidente.
    Olga allora, prendendo il coraggio a quattro mani, disse :
    – Tesoro mio, c’é qualcosa che devo dirti, é vero, ma non é questo il luogo adatto né il momento. Ti dirò tutto, te lo prometto, ma non ora -.
    Giulia pensò che sua madre non si sentisse bene, che farneticasse.
    – Mamma, così mi fai preoccupare. Si può sapere cosa mi devi dire ? E’ qualcosa di brutto, per caso ? –
    – No, figlia mia, non é niente di brutto, é solo una cosa strana che ho appena scoperto… ma non te ne voglio parlare ora, abbi un po’ di pazienza. Ti posso solo dire che riguarda me e… gli occhi stupendi di tua figlia, stupendi come due fiordalisi –
    – Mamma… non capisco… – disse Giulia osservando sua madre.
    Olga le strinse una mano e uscì nel corridoio, prese il telefonino e compose il numero di Alex. Dopo aver ricevuto la telefonata, l’ uomo si precipitò in ospedale. Vedendolo arrivare, Olga gli corse incontro.
    – Alex, ragazzo mio, grazie per essere venuto –
    – Figurati, Olga, mi fa piacere essere qui. Tu come stai ?- le domandò preoccupato.
    – Bene, grazie, molto meglio di qualche settimana fa. Sai, ho pensato molto a quello che é successo e sono giunta ad una conclusione – rispose lei.
    Alex la guardò un po’ preoccupato, non sapeva cosa aspettarsi. Quella donna era così angosciata e triste solo qualche settimana prima e, a vederla ora, così tranquilla e controllata, gli pareva di essere davanti ad un’ altra persona.
    – Dimmi, Olga, cosa c’é ? Lo sai che con me puoi parlare di tutto… –
    – Sì, lo so, ed é per questo che ti ho chiamato -.
    Andarono nel seminterrato dell’ ospedale dove c’ era un piccolo bar attrezzato apposta per visitatori e dipendenti. Davanti a due tazze di caffé bollente, Olga finalmente riuscì ad esternare ciò che aveva nel cuore :
    – Vedi, Alex, ho pensato così tanto a quello che é successo che, ad un certo punto, ero convinta che la testa mi sarebbe scoppiata. Poi ho capito che era inutile tormentarsi ripensando al passato. E’ vero, ho scoperto che mio padre era un uomo che non ho mai conosciuto e la cosa mi dispiace ma comunque, in fondo al mio cuore, il mio vero padre sarà sempre e soltanto colui che mi ha cresciuta e questo non potrà mai cambiare. Mia madre mi ha mentito, non era perfetta d’ altronde ma, in fondo, chi lo é ? Io stessa non lo sono, ho commesso anch’ io molti errori nella mia vita ed é per questo che ho deciso di perdonarla, pace all’ anima sua, e proprio per questo motivo, appena sarà possibile racconterò tutta la verità a mia figlia. Voglio interrompere, una volta per tutte, questa catena di bugie -.
    Alex ascoltò quello sfogo e si commosse. Finalmente Olga era di nuovo serena, aveva ritrovato la sua pace interiore accettando saggiamente la verità e decidendo di perdonare per impedire ai fantasmi del passato di tormentarla ulteriormente.
    – E poi adesso c’è Asia, il mio futuro, la mia famiglia – concluse con la voce che tremava.
    Alex, con un fil di voce e le lacrime agli occhi, si alzò dalla sua sedia, andò vicino alla donna e l’ abbracciò forte. Un abbraccio sincero e pieno di sentimento, un abbraccio quasi da figlio.
    – Sono contento, Olga, ero davvero preoccupato per te –
    – Adesso non esserlo più, allora – gli rispose asciugandogli gli occhi umidi.
    Insieme ritornarono nella stanza di Giulia per fare gli auguri alla neo mamma. Dai loro occhi traspariva pace e serenità, quella pace che riesce a vivere soltanto chi é davvero riuscito a chiudere per sempre i conti con il passato e vuole affrontare il futuro che l’ aspetta in maniera positiva.

  4. TI AVEVO PROMESSO CHE CI AVREI PROVATO E L’ HO FATTO !!! CIAO.

  5. che bel modo di concludere la storia ! chiudere i conti col passato è sempre un bel modo per accogliere una nuova vita che s’affaccia al mondo …

  6. Grazie per i vostri complimenti… sono troppi, non li merito !

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