L’intervista

Mi contraddico? Certo che mi contraddico!
Sono vasto, contengo moltitudini

Canto di me stesso – Walt Whitman

C’è crisi, crisi, crisi nera. Si respira ovunque, o quasi. E anche il vostro ghostwriter preferito ne risente: le commesse per scrivere nuovi romanzi sono sempre più rare e i pagamenti sempre più ritardati. Per tirare avanti mi arrangio, faccio mille lavoretti, magari un giorno o l’altro ve ne descriverò il lato comico. Uno di questi lavoretti consiste nello scrivere qualche articolo per la pagina culturale del quotidiano della mia città. Oh, detto tra parentesi, pagina culturale è una parola grossa, e non solo perché ci scrivo io. La collocazione intanto, nelle ultime pagine, dopo la cronaca rosa e lo sport. E poi mezza pagina è riempita di pubblicità. Quasi sempre si reclamizza un libro, l’ultimo romanzo da autogrill, appena uscito. Ironia della sorte, qualche volta è toccato pure a me scrivere uno di questi best-seller che si vendono negli autogrill, proprio quelli che disprezzo tanto… Cosa si scrive nelle pagine culturali? Niente di speciale, a dire il vero. Una recensione oppure un’intervista a qualche vecchio barbagianni dell’arte e o del mondo dello spettacolo che non si rassegna ad andare in pensione. Il numero di domani conterrà invece un’intervista ad una personcina graziosa e molto famosa che è in città per un suo concerto. Di chi parlo? Ma di chi se non di Rita Calamandrei, in arte Lovely Rita? La voce più bella, a giudizio della critica, uscita dall’ultimo talent show televisivo.

Sono andato ad intervistarla stamattina, prima delle prove, al teatro Manzoni. Mi ha condotto nel suo camerino il suo agente, un bellimbusto abbronzato e decisamente antipatico. Quasi non l’ho riconosciuta, così acqua e sapone, così diversa dalla tigre che ci danno in pasto in tv. Ci siamo presentati e subito mi ha chiesto se ci potevamo dare del tu. Mi sono guardato intorno, il camerino non dava una buona impressione, a parte una riproduzione della Notte stellata di Van Gogh appesa ad una parete. Cosa si chiede ad una giovane pop-star, sulla cresta effimera del successo? Per rompere il ghiaccio ho deciso di iniziare dagli aspetti professionali. Le ho detto senza mezzi termini che trovavo curiosa la scelta di un tour di concerti nei teatri anziché nei palazzetti e nelle arene estive. Ancora più sconcertante, almeno all’apparenza, la scelta di suonare solo con strumenti acustici, senza chitarre elettriche, tastiere ed effetti speciali. Si è messa a ridere.
— Sai, mi fa piacere questa tua domanda, così franca e diretta. Sembra una contraddizione con la mia figura, con il fatto che io venga fuori da un talent, vero? Abbiamo scelto di andare in contro-tendenza con il resto del mondo musicale, muovendoci verso le origini, verso le radici del suono. Tutto questo per scavare in profondità, mettere a nudo le canzoni per mettere a nudo l’anima di chi ci viene a ascoltare, per tentare di stabilire qualcosa di più intimo, di più reale di quanto avvenga normalmente agli altri tipi di concerti. Meno adrenalina e più anima. Ci sarà un tempo anche per i mega-concerti o per lo meno me lo auguro. C’è un tempo per ogni cosa, basta non perderlo, il tempo. Questa è una cosa che ho imparato da piccola. Mia madre è morta che non avevo dieci anni e quanto a mio padre, se era per lui… Mi ha salvata la musica e mia nonna. Era molto religiosa e mi diceva che dovevo cercare di vivere come i gigli dei campi, senza preoccuparmi troppo del domani. A quel tempo non capivo quelle parole, poi però…no, questa cosa non te la dico se la scrivi sul giornale..
— Nessun problema, rimarrà tra me e te
— Non so perché poi ti racconto tutte queste cose, sarà la faccia da uomo per bene che hai… Insomma, pensavo di aver raggiunto la felicità quando mi sono fidanzata con Pietro, il mio storico ragazzo. Ed invece mi ha portato quasi alla rovina, lui, le sue debolezze, la sua droga. E pensare che per molto tempo non riuscivo a farmene una ragione e a lasciarlo.
Però, che storia questa Rita… ed ora cosa le chiedo, ho pensato…
— Ritorniamo all’intervista, dovrò pur scrivere qualcosa…Com’è che avete scelto come tema quello delle canzoni d’amore, non sono in fondo soltanto sciocche canzoni d’amore, tanto per citare il titolo di una canzone del grande Paul McCartney?
— Ed io ti dico che non si tratta solo di sciocche canzoni d’amore e ti rispondo con un’altra citazione, non credo che ci sia qualcuno che non si sia immedesimato almeno una volta in quelle parole scritte per altre tanto tempo fa: bella senz’anima, quando tramonta il sole, suona un’armonica, ne me quitte pas, ne me quitte pas.
Come darle torto?
— Visto che parliamo d’amore vorrei chiederti ancora qualcosa sulla tua vita, lo sai, la gente è curiosa sulla vita dei personaggi famosi e Lovely Rita lo è…
Pensavo mi rispondesse male, tanto severo ho visto il suo sguardo…Poi ha sorriso:
— Mi verrebbe voglia di abbandonare questo mestiere quando mi chiedono della mia vita. Ma cosa ve ne importa? Già. Ma tanto ormai ti ho già raccontato quasi tutto e si può completare l’opera, non è un segreto in fondo. Sono una ragazza madre e non posso avere una vita normale, non posso uscire con qualcuno senza che mezzo mondo se ne accorga e metta le foto su qualche giornale e mi giudichi per questo. Tutto questo mi limita e mi rende difficile innamorarmi di nuovo.
— Ma non è di nuovo una contraddizione parlare d’amore e non essere innamorati?
Son piena di contraddizioni che male c’è…?
— Questa la so: Luna, Gianni Togni, primi anni ’80!
— Bravo!

L’intervista è finita così ed io vi consiglio caldamente, se trovate ancora qualche biglietto, il concerto di Lovely Rita, “Canzoni d’amore in acustica”. Ho potuto assistere alle prove generali, seduto in seconda fila ed è qualcosa che non dimenticherò mai. Musica essenziale, senza sovrastrutture: piano, contrabbasso, viola e fisarmonica. La bellezza etrusca di Rita Calamandrei e la sua voce d’argento. Le parole, quelle eterne dei grandi poeti in un crescendo rapido di pathos e di sensazioni. E quando sul finale Rita ha cantato
Mio amore, mio dolce mio meraviglioso amore,
dall’alba chiara finché il giorno muore,
ti amo ancora sai ti amo

ecco, io in quel momento ho provato una sorta di piacere fisico, fisico dico, capite quello che voglio dire. Ora mi direte che sono pazzo, non senza validi motivi: non so come, ma per uno strano fenomeno di sinestesia la mia mente in quel momento ha ripensato alla notte stellata di Van Gogh ed ha capito. Quel dipinto così straordinario: gli olivi in primo piano, le nuvole bianche, le colline, l’alba della luna, le stelle. Tutto ritrova l’armonia in un vortice. La vita non procede linearmente, ma si forgia ogni giorno in un vortice di esperienze, di incontri, di contraddizioni. Cos’è in fondo la notte stellata se non la metafora delle nostre esistenze?

Annunci

3 risposte a “L’intervista”

  1. simo ha detto:

    Retrogusto diverso dagli altri tuoi racconti secondo il mio modesto parere , mi ha coinvolto meno , ma ugulamente bravo …

  2. Fiammetta ha detto:

    E’ vero, è un racconto diverso, ma a me è piaciuto anche nel cinismo della descrizione che lei fa di se stessa, nella sinteticità di questo incontro. La vita è anche fatta di questi incontri brevi ma significativi. Caro ghostwriter…magari se mettevi qualche scena di sesso coinvolgeva decisamente di più 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...