Le vele nere

La memoria confonde e dà l’oblio,
chi era Nausicaa e dove le sirene?
Circe e Calipso perse nel brusio
di voci che non so legare assieme.
Mi sfuggono il timone, vela, remo,
la frattura fra inizio ed il finire,
l’urlo dell’accecato Polifemo
ed il mio navigare per fuggire…

Odysseus – Francesco Guccini

Mi aveva parlato di lui Michela, la mia agente letteraria. Silvano Rossi, vent’anni appena compiuti, uscito da scuola con un diploma di perito informatico in tasca, attualmente lavoratore interinale presso un grande centro commerciale. Non so come fosse entrato in contatto con lei ma mi aveva chiesto di conoscerlo di persona (abita dalle mie parti). Oh cielo, pensai, l’ennesimo ragazzotto ingenuo e all’oscuro della lingua italiana e delle realtà editoriali che pretende di essere un grande scrittore! Silvano Rossi, già il nome era piuttosto anonimo… bisognava cercare uno pseudonimo decente, ammesso e non concesso che sapesse effettivamente scrivere. Michela mi aveva anticipato un suo manoscritto, racconti di guerra e di mari, aggiungendo che le ricordava molto l’Odissea. Figuriamoci ora se un perito informatico può ambire all’epica omerica! Comunque sia la mattina prima di incontrare questo Silvano avevo aperto il file con non celato disinteresse. Iniziai a leggerlo e pian piano che scorrevo i paragrafi mi accorsi di trovare il testo estremamente realistico, pur con qualche errore ortografico seminato qua e là. Chissà dove l’ha copiato, pensai.
Avevamo fissato l’incontro al bar dei mandorli, alle quattro del pomeriggio. Mi aspettava seduto al tavolino, lo individuai facilmente; era vestito in giacca con una cravatta annodata in maniera pietosa, si vedeva che si sentiva imbarazzato come se io fossi un grande scrittore invece di un umile ghostwriter. Avevo fame e ordinai un bel panino farcito, Silvano si limitò ad un aperitivo. “Per prima cosa possiamo darci del tu. Poi mi racconti come ti è nata questa passione per il mare” gli dissi, tanto per rompere il ghiaccio. “E’ strano” rispose. “Io non sono appassionato di barche o d’avventure, tra l’altro soffro di mal di mare…” Eccoci, cominciamo bene. “Anche Salgari aveva una limitata esperienza di mare e non aveva mai visitato i luoghi lontani dove ambientava i suoi romanzi; ma aveva studiato presso un istituto nautico, mi sembra di ricordare. Mi chiedo dove nasca questa tua passione. Hai una spiegazione?” replicai. Ci pensò un attimo, finendo di bere il suo aperitivo; infine svuotò il sacco. “Io queste cose le sogno la notte, al mattino quando mi sveglio mi capita di ricordare quello che ho sognato, ho a disposizione una sorta di finestra temporale, diciamo una mezzoretta e in quei pochi minuti scrivo quello che mi ricordo del sogno. Da lì nascono le mie storie.” Tutti a me toccano i pazzi, pensai. “Hai mai letto l’Iliade, l’Odissea, sai chi era Omero?” “Sì, certamente so chi era Omero ma non ho mai letto le sue opere, a scuola ci hanno dato solo qualche accenno, sai, ho frequentato un istituto tecnico… ” “Capisco” risposi; in realtà non ci capivo niente. Come facesse questo Silvano a scrivere di navi, a raccontare luoghi e battaglie e circostanze senza averne la minima esperienza? “Vedi, nelle prime pagine che ho letto, quelle che hai inviato a Michela, parli di un isola petrosa, di olivi, viti, di armenti al pascolo sulle colline; parli di tuo padre che ti insegnava a contare gli alberi del suo frutteto, a riconoscere le piante. Lo sai vero, di chi stai parlando?” “Veramente no, l’ho soltanto sognato.” Dunque, o questo ragazzo riusciva a fare l’ingenuo (e in tal caso avrebbe dovuto fare l’attore, tanto era bravo) oppure mi trovavo di fronte a qualcosa di terrificante. “Stai parlando di Ulisse, quello che hai scritto lo racconta anche Omero nell’Odissea. Con una semplice differenza: Omero lo racconta, tu descrivi gli stessi episodi in prima persona con dei dettagli tali da sembrare veri; ecco, se volessi essere preso per pazzo potrei affermare che tu quelle cose le hai vissute, è come se io ora, qui al bar dei mandorli, mi trovassi di fronte a Ulisse che racconta la sua vita.” Effettivamente dovevo essere pazzo, solo per aver pensato una cosa simile. E la mia pazzia partorì un’idea che mi sembrava buona. “Senti Silvano, le storie che racconti sono molto belle e ricche di particolari. La forma non è un gran che, non te la prendere, la strada per diventare grandi scrittori è molto stretta e in salita, credimi. Ti faccio una proposta. Che ne dici di inviarmi ogni giorno quanto riesci a scrivere al risveglio? Io mi occuperò di aggiustare la forma, lo stile, correggere gli errori. Se questo progetto andrà avanti troveremo sicuramente il mondo di integrare il tuo stipendio di lavoratore interinale. Sei d’accordo?” Gli brillavano gli occhi. “Certo, certo”. Me ne tornai a casa, ancora incredulo. Credereste voi che Ulisse si potesse un giorno reincarnare in Silvano Rossi? E Penelope chi è, la mia vicina di casa? Feci un rapido giro su Internet, la reincarnazione è una credenza molto diffusa nelle religioni orientali. Anche Rudyard Kipling scrisse una storia su un tizio, un modesto contabile di nome Charlie Mears che si ricordava i fatti delle vite passate. Mi telefonò Michela, rimasi sul vago, non mi andava di dirle che avevo appena conosciuto la reincarnazione di Ulisse. Mi avrebbe preso per pazzo pure lei. Decisi che avrei letto con attenzione tutto il materiale che Silvano mi avrebbe mandato e solo alla fine le avrei confessato il mio pensiero. E così passarono i giorni e ogni giorno Silvano mi inviava nuove incredibili storie ricche di particolari e di antiche sensazioni. Mi accorsi però che le storie, i personaggi, i volti, tutto quanto era rimestato. Un giorno Nausicaa era mora e un altro era bionda. Un’altra volta mi confondeva la Dea Circe con la Ninfa Calipso. Insomma i vecchi ricordi, filtrati attraverso i sogni, non erano così precisi. Feci notare le incongruenze a Silvano ma ogni volta mi diceva che così aveva sognato la notte precedente e così doveva essere necessariamente. Dopo un paio di settimane, dopo aver raccolto già una parte degli antichi ricordi, Silvano mi comunicò che al risveglio non si era ricordato niente. Ma come, proprio ora che iniziavo a comporre il puzzle, lui smetteva di mandarmi i preziosi tasselli? Mi augurai che fosse stato solo un caso. Nei giorni successivi Silvano riprese a inviarmi i sogni ma le mattine in cui non riusciva a ricordare niente divennero sempre più frequenti.  Gli chiesi se avesse cambiato le sue abitudini, l’ora di andare a letto o l’ora del risveglio. Niente, non c’era un solo motivo apparente. Ci fu infine una lunga settimana di black-out. Cominciai a preoccuparmi seriamente. Finalmente mi inviò altre pagine con il racconto dell’ultimo viaggio, quando Ulisse e i suoi compagni dei remi fecero ali al folle volo. Peccato che la storia fosse interrotta, la finestra temporale si era richiusa prima di conoscere il vero finale.
I giorni seguenti non ricevetti più niente. Fissai con Silvano al solito bar dei mandorli. Era più rilassato rispetto al nostro primo incontro. Mi annunciò un paio di novità. Aveva trovato lavoro come perito informatico e lasciava il centro commerciale. La seconda notizia era che aveva conosciuto una ragazza e si era innamorato di lei. Era dispiaciuto di non ricordare più i suoi sogni ed anche di non essere riuscito a darmi abbastanza materiale per una pubblicazione. Aggiunse che magari quei ricordi sarebbero riaffiorati un giorno. Lo ringraziai comunque e salutai per sempre Ulisse reincarnato in un programmatore di computer. Quello squarcio nello spazio e nel tempo, voluto dagli Dei del cielo, si era richiuso per sempre. Le antiche gesta, gli antichi miti erano ritornati al loro posto nei libri polverosi e Silvano si sarebbe dedicato al suo nuovo amore. Forse era quello il motivo per cui i suoi antichi ricordi avevano smesso di riaffiorare attraverso i sogni. Che avesse avuto ragione il Boccaccio, quando scriveva che le femmine fanno perder la virtù ad ogni cosa?

7 risposte a “Le vele nere”

  1. beltane64 ha detto:

    Questo tuo racconto ha un sapore diverso dal solito, ma non meno suggestivo. Mi è davvero piaciuto molto quel pizzico di sovrannaturale che hai inserito! Ti sto contagiando!

  2. Bello e originale, diverso dai soliti racconti. Bravo Andrea.

  3. Caro Andrea, questo racconto l’ho dovuto leggere più di una volta ( non ti dirò quante )per convincermi che l’hai scritto tu. Solo alla fine ti intravedo …
    Bello, imprevedibile il finale .
    Alla fine quando si incontra l’ammmore i sogni mutano la loro natura.
    ( così parlò la vecchia romantica del gruppo )

  4. in effetti, mi è piaciuto. .
    ..forse, il tuo essere sintetico ti preclude un po’ una serie di interessanti sviluppi.
    ciao! luci

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