Le nuvole bianche

Una donna è un piatto per gli dèi, se a condirla non è il diavolo.

Antonio e Cleopatra – William Shakespeare

Sarà l’atmosfera natalizia, non lo so, ma oggi mi sento generoso e vi voglio svelare un segreto, uno dei piccoli segreti del mio mestiere di ghostwriter. Le fonti. E’ importante documentarsi in maniera approfondita sulle epoche e sui contesti storici, quando si va a scrivere un romanzo. Non è necessario narrare fatti realmente accaduti ma è fondamentale scrivere in maniera verosimile. Io ho un trucco, o meglio, ho un prezioso e inconsapevole aiutante: Walter, il mio bibliotecario di fiducia. Ci conosciamo da molti anni. Walter è un ragazzo con qualche problema, li chiamano diversamente abili. In realtà è abilissimo e conosce l’intero catalogo della nostra biblioteca meglio di qualunque sistema informatico. Quando cerco qualcosa vado da Walter e lui mi trova sempre tutto quello di cui ho bisogno. In effetti per il mio ultimo impegno avrei potuto fare a meno del suo aiuto: sto scrivendo un romanzo ambientato nell’Inghilterra del 1500, protagonisti Shakespeare e la sua compagnia teatrale, tutta una serie di personaggi inventati. Della vita del grande drammaturgo inglese non si hanno molte notizie storiche ma le sue opere sono a disposizione in tutte le biblioteche del mondo. In passato mi è capitato di leggerle ma ho deciso di rinfrescarmi la memoria. Stamattina sono andato alla biblioteca comunale, ho dato un’occhiata veloce ai quotidiani, ho scorso distrattamente qualche rivista e mi sono fatto prestare da Walter un paio di opere, Sogno di una notte di mezza estate e Antonio e Cleopatra. Sono tornato a casa ed ho cominciato a sfogliarli prima di immergermi nella lettura. In mezzo alle pagine di Antonio e Cleopatra all’improvviso è apparso un foglio ripiegato, l’ho aperto: era una lettera scritta a mano.

Le nuvole. Guardo e riguardo quella foto d’estate. Nuvole bianche danzavano nel cielo senza una direzione o una meta. Ricordi, Teresa? Siamo andati a visitare l’abbazia di San Galgano, non lontano da Siena. Tutto era perfetto, le nuvole bianche, i colori della terra senese: il mondo sembrava una tavolozza. Lungo la strada abbiamo incontrato un fotografo professionista; stava realizzando un particolare video ottenuto scattando delle foto da una posizione fissa ogni qualche minuto. Il soggetto del suo lavoro erano i campi di grano appena mietuti e pennellati dalle ombre delle nuvole. Ci ha fatto una foto, con la mia modesta macchinetta. Tu ed io abbracciati e ridenti, i tuoi capelli nel vento, le candide nuvole sullo sfondo. Ecco, se esiste il paradiso allora non può essere che così, com’è in questa foto: tu ed io, la campagna, il sole e le nuvole bianche. L’eternità era sui nostri occhi e sulle nostre labbra, la felicità nell’arco delle ciglia; e non v’era parte di noi che non fosse di natura celeste.
Sembra passata una vita ed invece sono solo due anni e mezzo fa. Teresa, so di aver commesso quell’errore imperdonabile e mi hai lasciato, ci siamo persi, ti ho persa per sempre. Che pazzo sono stato, Teresa, credimi. Farei di tutto per tornare da te. Teresa, ti supplico, perdonami.

Tuo David

E bravo questo David che cita Shakespeare per colpire al cuore l’amata Teresa! Ho telefonato subito alla biblioteca chiedendo di Walter. Gli ho spiegato di aver trovato una lettera d’amore all’interno di Antonio e Cleopatra; questa lettera dovrebbe appartenere a chi ha preso il volume in prestito prima di me. David o Teresa, ho aggiunto, sperando in cuor mio che l’avesse dimenticata Teresa. “Prima di te quel libro era stato dato effettivamente alla signora Teresa” mi ha confermato dopo pochi secondi Walter. “E come faccio a contattarla?” “Non ti posso dare il cognome o il suo indirizzo, Alex, è per la privacy…” Che noia ‘sta privacy, ho pensato (con altre parole!). “Capisco Walter, ma come faccio a restituirle la lettera?” “Teresa è una signora molto elegante. Viene qua tutti i lunedì pomeriggio, dopo che ha accompagnato suo figlio in piscina, è una grande appassionata di teatro.” “Walter, sei un mito!” L’ho ringraziato e ho riattaccato. Vi dico questo, non so perché ma sono intrigato da questa signora elegante che legge Antonio e Cleopatra. Lunedì prossimo sarò in biblioteca ad aspettare Teresa per restituirle la lettera.
Chissà se è davvero perfetta come le nuvole bianche.

Teresa.

Mi chiamo Alex…

Osservai l’uomo cercando di stabilire se volesse vendermi un’enciclopedia o se stesse semplicemente facendo il cascamorto. Non mi sembrava né un piazzista né tanto meno il classico seduttore impenitente. Non che non fosse un bell’uomo, anzi, il suo aspetto nell’insieme era ordinato e pulito, rassicurante, dunque cosa voleva da me? Strinsi la mano esitante e la voce mi uscì con una lieve esitazione, quasi che la gola si rifiutasse di pronunciare alcunché davanti ad un estraneo.

Piacere, Teresa…” Lo so, mi scusi se la sto importunando, ma credo che questa sia sua.”

Rimasi qualche istante a fissare il foglio che mi stava allungando ed improvvisamente le pareti della biblioteca sparirono intorno a me. Walter, che ci stava guardando con evidente interesse, divenne un puntino all’orizzonte, talmente tanto lontano da non poter essere scorto. Davanti a me rimase solamente quell’uomo con la sua missiva e lo spettro dei ricordi che divenne tangibile come uno schiaffo in pieno volto. Istintivamente feci un passo indietro portandomi una mano alla bocca per impedire che il tremore delle labbra divenisse evidente. Sapevo bene che cos’era quella lettera e non vi era alcuna spiegazione logica del fatto che fosse finita in mano ad uno sconosciuto.

Si sente bene? Mi scusi, non volevo turbarla…” Come l’ha avuta?” il tono era persino troppo stridulo per riuscire a nascondere il panico. Troppo acuto per far finta di niente. Sollevai lo sguardo per incrociare quello dell’uomo cercando di capire in che modo potesse essere collegato a quella missiva.

Come l’ha avuta?” ripetei quasi con rabbia strappandogliela di mano. Non volevo essere scortese con lui, non avrei mai voluto comportarmi in modo così brusco, ma il solo tenere in mano quel pezzo di carta evocava ricordi così dolorosi da non poter essere accantonati. Senta… l’ho trovata in mezzo alle pagine di Antonio e Cleopatra di S…” lo interrupi senza preoccuparmi dell’aggressività del mio modo di fare  “Shakespeare, lo so.”

L’uomo, Alex, si passò la mano sul viso, cercando disperatamente di trovare qualcosa da dire per alleviare la tensione. Potevo scorgere nei suoi occhi il tormento per aver provocato in me una reazione simile, il rimorso per avermi turbata. Mi scusi, non avrei dovuto reagire in questo modo, mi dispiace” cercai di rimediare per non sembrare del tutto scortese, sperando di riuscire a riportare i muri della biblioteca al loro posto e Walter dietro al bancone. Fu tutto inutile, intorno a me spirava quel tiepido vento estivo che ancora mi faceva danzare i capelli e che portava i banchi soffici delle nuvole a rincorrersi nella volta celeste. Era ancora estate. Di nuovo. Il tempo si riavvolse come in un film e per un momento dimenticai dov’ero e con chi. Tornai indietro nel tempo, undici anni per l’esattezza, in quell’estate infernale in cui la mia vita era cambiata. Tornai da David. Molto era avvenuto prima che io ricevessi quella lettera, molte situazioni erano state stravolte ed io avevo finito per varcare l’età adulta da sola. Di colpo, senza alcun aiuto, senza alcun conforto. Francesco, mio figlio. Era lui il motivo dell’allontanamento di David. Francesco, l’unico vero amore della mia vita, l’unica ragione per la quale l’abbandono di David non divenne una vera tragedia. A quel tempo non ebbi davvero il tempo per stare a crogiolarmi nella disperazione. Quella minuscola vita cresceva in me ed aveva bisogno di tutta la serenità che fossi stata in grado di darle. Serenità che se n’era andata con David, con il padre di mio figlio, con l’uomo che era uscito dalla mia vita sbattendo la porta, dopo avermi accusata che il bambino non poteva essere suo.

David era sempre stato convinto di essere sterile, non ho mai capito per quale motivo pensasse di non poter generare dei figli, ma lui ne era convinto, talmente tanto convinto da negare fortemente il proprio contributo nella procreazione di Francesco. Non era suo, non poteva essere suo, i miracoli non esistevano. Dalla negazione alle accuse il passo era stato fin troppo breve. Per ore avevo cercato di convincerlo che non vi erano stati altri uomini al di fuori di lui, ma ciò che venne detto in quell’occasione mi rifiuto di ricordarlo, mi rifiuto categoricamente di rivivere le stilettate che hanno straziato il mio animo ed il mio cuore. Insultare era stato facile, inveire, urlare, parlare a sproposito… tutto molto facile. Così semplice da farmi sospirare di sollievo quando finalmente calò il silenzio mentre la porta vibrava ancora. Era stato allora che decisi che il bambino avrebbe avuto solo una madre.

Signora? Teresa? Walter portale dell’acqua, è bianca come un lenzuolo!”

No… sto bene.” Tornai di colpo nella realtà mentre la mano di Alex stringeva la mia sostenendomi con l’altro braccio. Tornai e per un momento accettai istintivamente quel sostegno, avvertendo solo il calore umano che mi veniva trasmesso.

Sto bene” ripetei con più decisione raddrizzando la schiena. Questo avevo fatto per tutta la vita. Avevo raddrizzato la schiena ed avevo camminato a testa alta davanti a chiunque tentasse di giudicarmi, di farmi sentire a disagio per quel ventre prominente e rivelatore. Nessuno avrebbe potuto farmi vergognare più di quanto avesse fatto David nel corso del nostro ultimo incontro.

Teresa mi dispiace davvero, se avessi saputo che l’avrebbe turbata tanto, non mi sarei dato tanto da fare per riportare questa lettera.” Sono cose passate. Alex, ha detto?” L’uomo mi sorrise ed io provai un moto di gratitudine per quello sconosciuto. Sapevo che doveva averla letta. Sapevo anche che probabilmente si era fatto delle idee tutte sue sull’accaduto. Tuttavia quel suo sorriso era sincero, incoraggiante, rassicurante.

Posso invitarla a cena, Alex? Per sdebitarmi.” Non è davvero necessario, non si disturbi.” Insisto” meritava una spiegazione, edulcorata, ma pur sempre una spiegazione. Uno scorcio di ciò che era avvenuto allora. Ed io speravo di riuscire, in questo modo, ad esorcizzare l’accaduto e a racchiudere finalmente quella lettera nello scrigno del passato, insieme ai ricordi ad essa legati.

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4 risposte a “Le nuvole bianche”

  1. …i libri non sono semplici oggetti , oltre alle storie che riempiono le pagine, vi si può trovare parte della vita di chi li ha letti: una sottolineatura, un orecchietta a bordo pagina, una fotografia o una lettera. Forse semplici dimenticanze o forse, chissà, la speranza che da un particolare che ci ha fatto soffrire possa nascere un giorno nuovo.

  2. Nostalgia e romanticismo… un bel mix, davvero ! Che bello ! Ma perchè, oltre alla lettera, non hai fatto ritrovare David e Teresa ? Mamma mia, sono un’ inguaribile romantica, vero ? Bravissimo Andrea.

  3. Bello … commovente !

  4. Cristiano ha detto:

    complimenti, questo racconto mi è proprio piaciuto!

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