La maga

Non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la
tua. Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo… salvarmi,
ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla
parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente:
il dovere, l’onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che
salvano. Sono l’unica cosa vera.[..] Quando era troppo tardi, io ho iniziato a
desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatto tanto di quel male
che tu non puoi nemmeno immaginare.

Oceano Mare – Alessandro Baricco

Il paranormale e le sedute spiritiche; gli zombie e i licantropi; i fantasmi e i lupi mannari; la profezia dei Maya, la smorfia, Nostradamus e San Malachia; l’astrologia e l’occulto; le dodici case dello Zodiaco (chissà quanto paga di tasse), l’esoterismo, gli amuleti magici e la telecinesi.
Di cosa stiamo parlando? Ovviamente di sciocche superstizioni, dalla prima all’ultima, lo sappiamo. Però non andate a raccontarlo in giro, mi raccomando: io con queste stupidaggini ci campo, molti dei miei libri traboccano di tutti questo ciarpame, questo vogliono i lettori. E io li accontento. La realtà annoia, è molto più divertente rifugiarsi altrove.
Come vi ho detto sono tutte stupidaggini. Diciamolo una volta per tutte: la magia non esiste. Punto. Certo che a volte accadono delle strane coincidenze e…

Si chiamava Beatrice ed era la titolare del negozio chiamato Bea La Maga, la migliore gastronomia nel raggio di mezza Toscana. Credetemi, era veramente una maga, i suoi manicaretti erano una delizia per il palato. Voi come ve la immaginate una cuoca? Io avrò pure poca fantasia, lo ammetto, ma me la immagino bella paffuta, appena uscita da un’opera di Botero. Ecco, nel suo caso l’abito non faceva il monaco, anzi la cuoca. Era magra, sembrava che non mangiasse mai le prelibatezze che era solita preparare.
Non so come avesse fatto ma era venuta a sapere qualcosa sul mio mestiere (la gente non sa che sono uno scrittore, non esistono libri con il mio nome sopra, probabilmente si immagina che io viva di rendita…) e un giorno che ero in negozio da lei mi chiese se potevo dare qualche ripetizione a suo figlio Giovanni.
Il ragazzino venne da me per qualche lezione, un paio di volte a settimana. Solo il primo giorno fu accompagnato dalla madre, poi si presentò sempre da solo e la cosa un po’ mi dispiacque. Bea la maga infatti, oltre a preparare leccornie sopraffine, era anche una bella donna e questo non guasta mai… Mi bastò poco per rendermi conto che Giovanni era un ragazzo davvero in gamba e che non aveva nessun reale problema con la scuola. Un po’ svogliato, è vero, ma quello che gli mancava era soprattutto un buon padre che lo tenesse in riga…

Un giorno di primavera, subito dopo Pasqua, Beatrice venne a casa mia per pagarmi le lezioni del figlio. Fu l’ultima volta che la vidi. Mi spiegò che dopo qualche settimana avrebbe trasferito la sua attività e la sua residenza in un’altra città. La feci entrare in casa e le offrii un tè. La radio trasmetteva una canzone di Lou Reed. Just a perfect day, you made me forget myself. I thought I was someone else, someone good. Sul tavolo del salotto avevo lasciato un libro di Baricco che stavo leggendo in quei giorni. Bea lo prese in mano, mi chiesi se fosse una lettrice… Osservò la copertina e lo posò delicatamente sul tavolo. Esitò un attimo, frugando nei suoi ricordi, quindi citò a memoria: “Chi può capire qualcosa della dolcezza se non ha mai chinato la propria vita, tutta quanta, sulla prima riga della prima pagina di un libro? No, quella è la sola e più dolce custodia di ogni paura – un libro che inizia…”. Rimasi stupito e le feci i complimenti. Avreste mai detto che Bea la Maga sapeva citare Baricco a memoria?
— Non è difficile leggere i libri, — proseguì — lo sanno fare tutti. Quello che è difficile è ascoltare e leggere la gente, leggere nei loro cuori.
— Effettivamente sarebbe bello leggere nei loro cuori…
— Non credo che sia così. — rispose — È una cosa tremenda leggere nei cuori. Si può trovare tanta cattiveria e superficialità. Tu sai perché mi chiamano Bea la Maga?
— Sì, perché sei una maga in cucina…
— Oh, no, non è per quello. Io sono una vera maga, anzi sono una chiromante. Leggo la mano e se vuoi posso scrutare il tuo cuore come non lo ha mai fatto nessuno fino ad oggi..
Questa poi, pensai. L’illuminismo, secoli di scienza ed eccoti qua una chiromante…

Mi prese la mano e cominciò ad osservarne il palmo come fosse una mappa. Mi disse che avevo una bella linea della testa, sinonimo di intelligenza; mi ricordò che l’intelligenza doveva sempre essere un mezzo e mai un fine. E che la perfezione non è di questo mondo. “La linea del cuore, Alex”, continuò. “Tu hai una bella linea del cuore ma forse non lo sai. Il cuore va messo sempre avanti a tutto. È il cuore, insieme ai desideri, che ti salva nella vita. Anche nei momenti più duri, quando vorresti non averlo.”

La guardai sbigottito. Mi conosceva appena ma aveva scavato più in profondità di una radiografia.

Guardai stupito i suoi occhi. Aveva degli occhi che non avevo visto mai.
I suoi occhi.
Uno ha speso molte ore della propria vita leggendo Omero e Virgilio, Catullo e Saffo. E poi ancora Dante e Petrarca, Shakespeare e Byron, Neruda e Hikmet e molti altri ancora. E si immagina di aver capito qualcosa di poesia. E si immagina di poter descrivere un sorriso, un volto. Ma quando si trova di fronte un sorriso e due occhi come quelli, ecco, in quel momento si accorge che non ci sono parole e che tutto quello che gli uomini hanno scritto in duemila anni è niente in confronto a tale meraviglia. Si potrebbero buttare via tutti i libri e tutte le sinfonie e tutta l’arte: basterebbe rimanere sull’orlo del mondo e salvare solo lei e i suoi occhi. Ne varrebbe senz’altro la pena.
La guardai negli occhi ma con uno sguardo che non è sguardo, senza prendere niente, solo percependo la delizia: di fronte a me non c’era solo lei e il suo sorriso ma c’era l’universo intero.

Questa era Bea la maga. E ora venitemi a dire che la magia non esiste…

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