Io nello specchio

Non conoscevo quella stanza. Era l’unica cosa che riuscivo a capire. Mi ero svegliato ma quella non era casa mia, non era la mia stanza. Dove mi trovato?
Provai ad alzare la testa ma ogni sforzo risultava vano, riuscivo solo a muovere gli occhi. Non indossavo gli occhiali, tutto era sfuocato, vedevo solo un soffitto, una parete e una porta aperta, apparentemente su un corridoio. Quella non era la mia camera. La mia stanza era… com’era la mia stanza? Non me lo ricordavo ma ero sicuro di non trovarmi a casa. Dove diavolo ero? Da dietro la porta sentivo delle voci indistinte. Riuscii a sollevarmi un attimo e fu allora che capii: ero in una stanza d’ospedale. Come c’ero finito? Era stato un intervento, un incidente? Ma soprattutto: come potevo uscirne? Non avevo forze, probabilmente non mangiavo da chissà quanto tempo e mi tenevano in vita con l’ago cannula che stava infilata sul mio braccio. Avrei voluto rimanere sveglio ma non riuscivo a tenere gli occhi aperti. Mi riaddormentai. Nei sogni guidavo la moto per le colline.

Mi svegliai di nuovo. Una voce continuava a ripetere “Alex, Alex”, come per chiamarlo. Chi diamine era questo Alex? Aprii gli occhi. Una donna, vestita da infermiera, mi guardava e mi diceva: “Alex, Alex”. Sorrise. “Non mi chiamo Alex” riuscii a dire. “È scritto così nella cartella clinica. Quando ti hanno portato qua in ospedale, dopo l’incidente, abbiamo trovato i tuoi documenti, c’è la tua foto sulla patente, sei tu Alex Speroni… capita, sai, dopo un incidente di avere delle amnesie, ti riprenderai presto, vedrai, abbiamo fatto una TAC, il medico dice che è tutto a posto, l’hai scampata davvero…”.
Alex. Dunque io mi chiamo Alex, pensai. No, dico, non è possibile, io, io, io mi chiamo… Non ce la facevo nemmeno a pensare o a ricordare come mi chiamassi. “Ho fatto un incidente? Non ricordo davvero niente… Da quanto tempo sono qua?” “Sei qua da ieri pomeriggio. Un incidente in moto, hai perso il controllo e sei scivolato sull’asfalto. Incredibilmente non c’è niente di rotto, hai solo il corpo ricoperto da escoriazioni. Ti abbiamo dato molti antidolorifici, altrimenti urleresti dal dolore. Il casco comunque ti ha salvato la vita. O forse qualche santo su nel cielo. Io ora devo continuare il mio giro nelle altre stanze. Tra un po’ passerà il primario per le visite. A dopo, Alex.”

Alex, dunque mi chiamavo Alex. E cosa facevo nella vita? Ma sì, questo avrei dovuto ricordarmelo. Io ero un..come si dice, uhm, io ero un…
Niente. Non mi ricordavo il mio mestiere.
E la famiglia. Avevo una famiglia? Dei genitori, una moglie, dei fratelli, dei nipoti, dei figli?
Gli amici? Avevo degli amici?
Avrei voluto ricordarmi di tutto questo ma non ce la facevo, più tentavo di ricordare e più la mia mente pescava nel nulla. Non avevo ricordi. Si è vivi quando non si hanno ricordi?
Sogni. Avevo dei sogni? Dei desideri? Che cosa mi piaceva?
Chi ero in quel momento? Un uomo senza ricordi, senza sogni, senza niente.
Mi assopii di nuovo in quel niente fatto di domande e nessuna risposta.

Devono avermi svegliato per la visita del primario. Non sentii un gran che di quanto confabulò con i suoi assistenti. Lasciarono presto la mia stanza lasciandomi ai miei pensieri e ai miei non-ricordi. Provai di nuovo a muovermi, volevo tirare la corda del campanello ma riuscii soltanto a sentire molto dolore misto ad un senso di profonda impotenza. Gridai. Nessuno rispose. Gridai di nuovo.

Si affacciò un’infermiera. Non so se fosse la stessa con cui avevo parlato qualche ora prima. “Che succede?” “Posso avere uno specchio?” “Uno specchio? E cosa te ne fai?” “Voglio vedere il mio volto!” “Stai tranquillo, avevi il casco, il tuo viso è rimasto intatto. Secondo me saresti pure un bell’uomo ma ti voglio rivedere bene quando uscirai da questo letto. Ora però sta’ calmo.” “Uno specchio, ti prego, voglio uno specchio” continuai a gridare. “Se mi prometti di stare buono, vado a cercare uno specchio”. Tornò dopo pochi minuti. Non potevo prenderlo in mano, fu lei a tenerlo.

Mi guardai.
Quello non ero io. Non ero io dentro allo specchio. Chi era quel volto sconosciuto? Si è vivi senza ricordi e senza futuro? E si è vivi quando non si riconosce il volto nello specchio?
Chi ero?
Chi sono?

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1 risposta a “Io nello specchio”

  1. diverso da tutti i precedenti …. ma ugualmente efficace : va dritto a colpire .
    Così chiaro il tormento del non sapere , non capire , espresso in modo così sintetico .Quel finale fatto di domande descrive lo stato d’animo di Alex nel letto d’ospedale , ma nello stesso tempo porta il lettore a pensare che spesso anche senza eventi tragici affiorano alla mente queste domande –
    chi ero ?
    chi sono ?
    complimenti !

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