Il segreto della felicità

Amore mio, ho fatto tesoro della tua lettera. L’ho letta e riletta. Mi ha reso felicissimo. Solo una cosa mi ha contrariato…
Hai sbagliato a scrivere il mio nome.

Snoopy – Charles Monroe Schulz

Era una notte buia e tempestosa ed ero sveglio, come spesso mi capita: lo sapete, il mio ciclo circadiano se n’è andato diversi anni fa…
Ero stressato, da diversi giorni perlustravo tutta la casa in cerca di un vecchio contratto. Il vostro ghostwriter è un tipo sufficientemente preciso, quando ha bisogno di ritrovare qualcosa sa subito dove andarla a pescare perché quella cosa ha solitamente il suo posto (e guai a cambiarglielo). I problemi nascono quando quella cosa non sta nella giusta ubicazione, a quel punto mi devo mettere a rovistare dappertutto finché non esce fuori. Visto che non dormivo decisi di alzarmi e di ributtarmi alla ricerca del contratto perduto. Aprii un cassetto dove ero sicuro che quel foglio non poteva stare ma tanto non avevo niente da perdere; tirai fuori il cassetto e lo svuotai sul tavolo, per accertarmi con sicurezza che quel maledetto contratto non fosse nascosto ripiegato da qualche parte. E cosa ti ritrovo in mezzo a mille altre cianfrusaglie? Il mio diario di prima liceo, il mio amato diario Linus (ho sempre adorato i Peanuts). Mi sedetti in poltrona e lo aprii, non perché mi aspettassi di ritrovarci quella dannata carta, ma semplicemente perché ero mosso dalla curiosità dei ricordi. Ah, il mio diario di Linus! Mi venne in mente che una compagna del liceo mi aveva ribattezzato Alexinus, una semplice ma efficace sintesi tra il mio nome e quello di Linus. Iniziai a rileggere le strisce. Lo sai che ci sono più di due miliardi di persone al mondo? E nemmeno una di loro mi apprezza! E… lo sai cos’è ancora peggio? Che con il continuo aumento della popolazione, io divento impopolare ogni giorno di più! Toh, guarda, il primo compito di matematica, un quattro e mezzo indimenticabile (il mezzo punto derivava dall’unico esercizio che ero riuscito a copiare dal foglio di Marcello). Sa cosa diceva Oscar Wilde, signora? Diceva: nulla d’importante può venir insegnato”. Niente di personale, signora… Continui pure... Il sette e mezzo del primo tema in classe, che gioia… Sì, signora… Devo spiegare una cosa sul mio tema… Beh… Lo ha preso il mio cane… Oh, no, signora… Non l’ha masticato… Insomma… L’ha scritto! Il compleanno di Gloria.. Quando non ricevi mai lettere d’amore, devi far finta che qualsiasi cosa sia una lettera d’amore. Già, il compleanno di Gloria… “Il nostro amore durerà per sempre”, disse lui. “Oh, sì, sì, sì!” esclamo lei. “Intendevo ‘sempre’ in senso relativo, però”,  disse lui. Lei lo colpì con una racchetta da sci. Sprofondai nella poltrona in un confuso dormiveglia. Il compleanno di Gloria, e chi potrebbe dimenticarselo…
Gloria era una bambina mia coetanea, mia vicina di casa e mia compagnia di giochi. Oddio, chiamare casa la dimora di Gloria non è proprio corretto. Gloria viveva (e vive ancora) in una villa enorme, circondata da un prato immenso, ci veniva il fiatone già a correre una sola volta lungo tutto il perimetro. Suo padre Aldo era un imprenditore del settore del tessile che si era arricchito in maniera spropositata negli anni ’70. Era conosciutissimo in tutto il paese e nessuno ne diceva male, se non per invidia. La sua famiglia, lui, la moglie Gianna e la figlia Gloria, vivevano negli agi e per tutti noi concittadini loro erano la famiglia reale. In realtà nobili lo erano davvero, almeno a quanto sosteneva Aldo, che si faceva chiamare il Barone. Di sicuro erano i più ricchi del paese e non badavano a spese. Per il quattordicesimo compleanno della figlia, il Barone aveva organizzato una mega-festa, qualcosa che mal s’addice ad un normale compleanno di una ragazzina. Invece di invitare soltanto i suoi amichetti, tra cui io, migliore amico della figlia e vicino di casa, Aldo aveva invitato anche tutto un gruppo di adulti, persone importanti della politica, assessori immagino, prelati e non so chi altro. Un’orchestra avrebbe dovuto rallegrare i presenti e una ditta di catering (all’epoca non immaginavo neppure che quella parola esistesse) avrebbe servito gustose leccornie.
Arrivai alla festa in leggero anticipo ma mi sentii subito a disagio. Non c’erano altri ragazzini, oltre a me. Gloria ancora non era uscita in giardino quando suo padre mi chiamò in disparte e senza tanti giri di parole mi comunicò con una faccia di bronzo che da quel momento in poi sua figlia avrebbe frequentato soltanto persone del suo stesso livello ed io non sarei più stato il benvenuto in quella casa. Corsi via senza nemmeno rivedere la mia amica, tornai a casa e buttai il regalo che le avevo preparato, un disco dei Duran Duran. Per molto tempo non seppi molto altro di lei. Ogni tanto la vedevo, certo, era la mia vicina di casa ma ben presto iniziò a fare finta di non conoscermi e ad assumere un atteggiamento altezzoso. Dagli imponenti cancelli della sua dimora, dagli alti muri con sopra cocci aguzzi di bottiglia, non uscivano molte notizie sulla sua vita. Voci in paese parlavano di viaggi in terre lontane, si diceva che avevano trascorso le vacanze di Natale in Egitto. Eh sì, l’Egitto, per me era solo un paese nel libro di storia o di geografia, era già tanto se i miei mi portavano a Castiglioncello, altro che vedere le Piramidi! Passarono gli anni. Le malelingue cominciarono a farsi avanti quando morì Gianna, la baronessa. Infarto, la versione ufficiale. Suicidio con i barbiturici, le voci in paese. Le stesse voci che parlavano di una relazione tra Aldo e una segretaria di oltre vent’anni più giovane di lui. Piano piano la figura del Barone cominciava a scricchiolare nonostante l’impegno profuso per salvare le apparenze. Tutti conoscevano le grosse somme devolute in beneficenza e l’appoggio dato ad un importante senatore. Ma si parlava anche dell’inquisizione ai tempi di tangentopoli (il reato di cui era accusato cadde poi in prescrizione) e di altre vicende non proprio mirabili. Gli affari ad un certo punto smisero di andare bene ma grazie al suo fiuto vendette tutto ai cinesi prima di cadere in rovina. Quando iniziai a scrivere romanzi sfruttai la sua figura per molti dei miei ruoli di cattivo, di questo gliene sono sinceramente grato. E Gloria? Anche se non vivo più nella casa della mia infanzia ho avuto modo di rincontrarla ma non ci siamo mai detti un gran che. Gloria, Gloria, chissà se anche tu sei stata solo una semplice pedina nelle mani di tuo padre, un pegno sacrificato alla sua mania per le apparenze, o se invece sei riuscita a costruirti una tua vita indipendente. Chissà se ti sei innamorata davvero, se hai mai sentito che la tua esistenza stava cambiando nel verso giusto, come quei mattini in cui esci di casa e ti accorgi che l’inverno è finito. Chissà se sei mai stata serena e felice, almeno per un po’.
Io ricordo ancora, sai, cosa c’era scritto sul mio diario di Linus per il 13 maggio, giorno del mio compleanno: la felicità è accarezzare un cucciolo caldo caldo, è stare a letto mentre fuori piove, è passeggiare sull’erba a piedi nudi, è il singhiozzo dopo che è passato.
Dimmi, Gloria, se è davvero così.

2 risposte a “Il segreto della felicità”

  1. Gianni ha detto:

    Bello, fresco, sincero. Uno stile che mi piace perche’ non e’ macchinoso e non s’involge nella ricerca dello stile tout court. Scava si’, ma non attraverso il processo del lavaggio a secco. Come direbbe Cioran: qui le ossa hanno ancora la polpa e lo scheletro non e’ levigato.
    Io adoro quando in uno scritto non c’e’ materia inutile, quando lo stile dello ‘scrittore’ non fa le veci del suo entusiasmo e, soprattutto, quando non ci sono ingenuita’.
    Allora complimenti davvero.

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