Il baule dei sogni

And then one day you find
Ten years have got behind you
No one told you when to run
You missed the starting gun.

Time – Roger Waters

“In questa casa siamo tutti nervosi, anche il gatto”. “Attenti! Il cane morde e il padrone spara!”.”Non perdonerò mai a Noè di avere imbarcato anche un coppia di zanzare!”. Queste e altri frasi più o meno simpatiche stavano sui quadretti appesi in bella mostra all’ingresso de “Il baule dei sogni”, negozio specializzato in merce usata.
Ero entrato per caso, diciamo la verità, soltanto per ripararmi da un acquazzone improvviso che ricordava più un nubifragio estivo che una pioggerella primaverile. Non ci sono più le mezze stagioni, no? (Ma ci sono mai state?) Appena i miei occhi si furono abituati alle ombre del negozio, cominciai a guardarmi intorno, non senza un profondo stupore.
C’era di tutto. Anzi, di più. Il salotto di nonna Speranza al gran completo, in un disordine diabolico di buone cose di pessimo gusto. Loreto impagliato vicino ai busti d’Alfieri e di Napoleone, qualche acquerello un po’ scialbo, un cucù che canta le ore; più in là un mangianastri (ve li ricordate?) e qualche disco in vinile di Ornella Vanoni (…vorrei darti il sole e il grano…) e Domenico Modugno (…la lontananza sai, è come il vento: spegne i fuochi piccoli ma accende quelli grandi, quelli grandi… La lontananza sai è come il vento, che fa dimenticare chi non s’ama…). E poi dicono che la macchina del tempo non esiste! Eccome se esiste! Bene, ora ditemi dov’è la DeLorean di Marty McFly per tornare al duemiladodici… Questo non è il baule dei sogni, pensai, questo è il baule dei vecchi ricordi sgangherati!
Continuai a guardarmi intorno, c’era anche uno scaffale dei libri usati ed io, magneticamente, mi precipitai in quella direzione. Una bella accozzaglia, niente da dire: un paio di tomi di Stephen King accanto a qualche apologia scritta per vecchi nostalgici. Dieci piccoli indiani (In un angolo dello scompartimento fumatori di prima classe, il signor Wargrave, giudice da poco in pensione, tirò una boccata di fumo dal sigaro e scorse con interesse le notizie politiche del «Times». Poi, depose il giornale sulle ginocchia e guardò fuori dal finestrino…). Una Sacra Bibbia illustrata per i bambini (e dove lo trovate ai nostri giorni un bimbo che legge la Bibbia, mah…) e… no, non ci potevo credere… su quella mensola, mezzo nascosto, c’era L’amore di un genio, il mio primo romanzo, sissignori: il mio primo libro, usato di seconda mano (forse anche di terza, viste le condizioni), dimenticato su uno scaffale nella penombra del Baule dei sogni. Non c’era il mio nome sopra, ovviamente, ho sempre lavorato come ghostwriter ma, santi numi del tempo, quello era il MIO primo romanzo e, vi assicuro, non mi fece un bell’effetto vederlo dismesso su quella mensola polverosa.
C’avevo lavorato per oltre un anno, una notevole opera di ricostruzione storica e avevo profuso tutta la mia anima tra le righe di quelle pagine. E questo era tutto quello che rimaneva, fogli ingialliti e abbandonati… L’amore di un genio era la biografia romanzata di Charlie Chaplin, uno dei più grandi geni del ‘900. Le prime pagine muovevano dall’aneddoto curioso, ma a quanto pare vero, di Chaplin che partecipò (sotto mentite spoglie  e all’insaputa della giuria) ad un concorso indetto per trovare un sosia di se stesso, e che non vinse la competizione, non arrivando neanche alla fase finale. Avevo raccontato la storia dei suoi capolavori, La febbre dell’oro, Luci della città, Tempi moderni, Il grande dittatore. E avevo provato a scrivere l’amore e la passione travagliata per la sua musa, l’attrice Edna Purviance, con la quale mantenne sempre una relazione affettiva resistente negli anni ai diversi matrimoni di lui.
Quando si prende un libro usato tra le mani, per esempio un volume preso in biblioteca, capita di trovarci delle sottolineature o dei paragrafi evidenziati in qualche modo: ho scoperto negli anni che è un’abitudine di molte persone. All’inizio mi dava fastidio, i libri mi sembravano qualcosa di sacro, da non sporcare. Poi, con il tempo, ho cambiato parzialmente idea: godere la bellezza di un libro può anche voler dire lasciarci qualcosa di nostro, evidenziando le frasi che ci hanno colpito di più. E comunque mi incuriosisce molto vedere cosa hanno sottolineato i lettori che mi hanno preceduto!
Purtroppo, in questo caso, nessuno aveva sottolineato le pagine del mio romanzo; chissà, magari era sembrato brutto, nonostante tutto l’impegno speso dal vostro ghostwriter. Posai l’amore di un genio sullo scaffale e mi diressi verso l’uscita. Il temporale aveva lasciato il posto ad un sole accecante. Mi fermai sulla soglia, voltandomi per un ultimo sguardo malinconico al Baule dei sogni. Quante storie, quante vite, quante gioie, quanti amori, quante solitudini hanno avuto per testimone quegli oggetti un tempo preziosi e ormai cianfrusaglie! Un posto così è proprio una triste metafora della vanità dell’universo.
Qualcuno avrà già detto che si vive per anni e anni ma in realtà è solo una piccola parte di quegli anni che si vive davvero; il resto del tempo è tempo che si passa a ricordare o ad aspettare.
Uscii fuori nel sole d’aprile e respirai a pieni polmoni l’aria e i giardini e i colori della primavera. Crepasse la malinconia! Quello era il giorno giusto per ricominciare a vivere e a riempire il mio baule di nuovi sogni, ma di sogni veri.

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