I tetti di Firenze

Chissà se in quei momenti ti ricordi della mia faccia,
quando la notte scende e ti si gelano le braccia.
E quanti mascalzoni hai conosciuto
e quante volte hai chiesto aiuto,
ma non ti è servito a niente.
Caterina questa tua canzone la vorrei veder volare
sopra i tetti di Firenze per poterti conquistare.

Caterina – Francesco De Gregori

Il mio prossimo libro sarà un successo. Un successo strepitoso. Punto.
Come faccio a dirlo?
Semplice, il vostro ghostwriter ha appena terminato l’intervista-biografia di una delle più amate vip del jet-set, Caterina Arrigoncini, fresca vedova di Matteo, giovane rampollo di una delle più importanti famiglie di imprenditori italiani, deceduto durante un’immersione all’Elba.
I casi della vita! Conosco Caterina da vent’anni, era mia compagna di corso all’università, i tempi dei pensieri soavi e delle speranze. Io giovane suonatore di piano-bar, perennemente squattrinato, con il sogno di fare lo scrittore da grande. Lei, già bellissima, figlia di un noto primario della città, divisa tra viaggi in terre esotiche, le spiagge della Costa Smeralda e le piste innevate di Cortina. Circolavano varie voci su di lei e sui conti in banca dei vari fidanzati di cui si circondava. Un’altra di queste voci narrava di un suo appartamento, un attico incantevole da cui si godeva la vista di tutta la città di Firenze. Inutile negare che per qualche tempo mi ero illuso di poterla conquistare e, devo dire, lei era un asso nel farsi corteggiare e nell’illudere gli uomini. Terminata l’università, non seppi più niente di lei, fino a quando il suo volto non cominciò ad apparire sui rotocalchi e sulle televisioni, nel ruolo di fidanzata ufficiale (prima) e di moglie (poi) di uno dei più ambiti uomini italiani. Negli ultimi tempi le stesse fonti avevano parlato della relazione tra suo marito e un’avvenente modella ungherese ma i due coniugi avevano più volte smentito ogni illazione, facendosi fotografare insieme, ancora innamorati. Infine la tragica scomparsa di suo marito che tanto sgomento aveva suscitato in tutto il mondo industriale e finanziario.
La telefonata della mia agente, Michela, che mi preannunziava la stesura della prima biografia di Caterina, non mi piacque per niente. Mi sembrava di essere un avvoltoio, lucrare su un momento così tragico. Michela mi spiegò che così vanno le cose e che era stata la stessa Caterina ad esprimere il desiderio di scrivere una biografia per raccontare alla gente, così interessata (sic!), la sua vita.
Non senza un po’ di imbarazzo fui ospitato per una settimana in una villa da mille e una notte nel cuore delle colline del Chianti, una delle sue residenze, per raccogliere, registratore alla mano, le confidenze di Caterina. Il mio compito sarebbe stato quello di trascrivere in bella copia, con un tocco di romanzesco, la sua vita, così interessante agli occhi di tutti. La trovai molto cambiata, rispetto alla Caterina che avevo conosciuto io. Il tempo non aveva sfiorito la sua bellezza e non sembrava provata più di tanto dal tragico incidente capitato a Matteo. Semplicemente non era più lei, la vita che aveva fatto in tutti quegli anni l’aveva resa, come dire, distante dal mondo, dalla vita reale e anche da se stessa. Se ne stava lì, in una specie di limbo, e le sue uniche preoccupazioni erano costituite da quello che veniva scritto a proposito di lei sui giornali. Per questo aveva pensato di scrivere la sua verità. Se avessi dovuto giudicarla avrei detto che era diventata immune da ogni tipo di sentimento. Ma io non ero il suo confessore, soltanto il ghostwriter della sua storia.
Dopo aver concluso le varie interviste, lavorai un paio di settimane al manoscritto e consegnai le bozze a Michela, pensando di non avere più a che fare direttamente con Caterina. Fu così che fui molto sorpreso quando ricevetti una sua telefonata: mi voleva ringraziare personalmente per il lavoro svolto e mi dette il suo indirizzo di casa nel centro di Firenze.
L’ascensore era angusto come spesso capita nei vecchi palazzi ma l’appartamento era una vera reggia. Le famose voci dei tempi dell’università, per quanto esagerate, non potevano raccontare tanta magnificenza. Per non parlare del terrazzo: affacciato sui tetti di Firenze, a metà strada tra Palazzo della Signoria e Santa Croce, la cupola del Brunelleschi da un lato e il piazzale Michelangelo sullo sfondo dall’altro.
Non vedrò più Caterina di persona, la sua vita e la mia sono troppo distanti e non si incontreranno più. Ma ora lo posso dire con certezza: più belli di tutta Firenze, sono i suoi occhi quando fa l’amore.

6 risposte a “I tetti di Firenze”

  1. Più belli di tutta Firenze , sono i suoi occhi quando fa l’amore ….
    che bello !
    la storia sta tutta in quest’ultima frase .
    …Se poi vogliamo esagerare : lo scenario è meraviglioso , la casa nel cuore del chianti che mi ha portato alla mente il borgo di Monteriggioni , o la meraviglia della città di Firenze…
    Come sempre bravo !

    • Andrea ha detto:

      Hai ragione Silvia, è proprio così, tutta la storia è costruita pensando all’ultima frase, un endecasillabo di cui vado fiero (sono i suoi occhi quando fa l’amore). Peccato che, al pari delle altre, è una storia pressoché inventata…

  2. Inventata ma come sempre favolosa ! Complimenti Andrea.

    • Andrea ha detto:

      Sarebbe meglio inventare meno e vivere di più. Ma forse, come dice una canzone che amo, scrivo perché non so vivere…

  3. beltane64 ha detto:

    O forse vivi attraverso il tuo scrivere. Spettacolare Andrea, come sempre ricrei un piccolo universo meraviglioso, carico di emozioni, in un’unica pagina.

  4. Andrea, la vita è anche invenzione e fantasia. Non riesco ad immaginare una vita basata solo sulla realtà di tutti i giorni. Tu scrivi benissimo e forse, proprio in questo modo esprimi i tuoi sentimenti e le tue emozioni. Non è vero che non sai vivere, anche questo è vivere !

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