I cento camini

Al vero amore, in qualunque forma o dimensioni si presenti a voi. Con l’augurio che un giorno possiate dire con orgoglio:
“Anch’io una volta sono stato amato follemente!”

da Quattro matrimoni e un funerale

Le partecipazioni erano arrivate inaspettate. Elena e Maurizio sposi. Ma come, ma se convivono da dieci anni? Passato l’iniziale stupore decisi di confermare la mia presenza e contribuii generosamente al viaggio che avevano programmato in Thailandia per festeggiare un decennio passato insieme. La messa fu celebrata in una piccola chiesetta, molto carina ma non abbastanza spaziosa per tutti gli invitati; qualcuno ne approfittò per rimanere fuori e risparmiarsi l’estenuante omelia del parroco, macchietta che sembrava uscita direttamente da un film di Carlo Verdone. La cena invece era programmata alla Villa Medicea di Artimino, nota anche come Villa dei cento camini. Si trova su un poggio incantevole, la vista spazia dall’appennino fino alle torri di San Gimignano, passando per il Duomo di Firenze. Non per niente questo luogo era stato scelto dal Granduca Ferdinando I dei Medici proprio per la sua posizione speciale.

I matrimoni sono spesso occasioni per rivedere vecchi amici o conoscenti, spariti dalla circolazione per vari motivi. E anche il matrimonio di Elena e Maurizio non faceva eccezione. Ovviamente c’era molta gente che non conoscevo, parenti di Elena, immagino, venuti dal sud e carichi di un inconfondibile accento e una colorata allegria. Ma c’erano anche volti quasi irriconoscibili, ingrigiti dal tempo e dai morsi della vita. I posti ai tavoli erano già fissati ed io mi ritrovai con il mio amico Gianni, sua moglie e i loro due figli, e con Barbara, amica di infanzia ma che non vedevo da una vita, insieme a suo figlio Francesco. Gabriele provò a chiederle di suo marito e lei bruscamente rispose che non c’era nessun marito da portare. Barbara in realtà era più di un amica, era stata la mia prima fidanzatina; insomma, fidanzatina è una parola grossa, diciamo che Barbara era stata la prima ragazza che avevo baciato e, come direbbe un poeta, era stato così breve l’amore e così lungo l’oblio. La cena fu sontuosa, una portata dopo l’altra, prelibatezze e vino a profusione. Infine arrivò il momento tanto atteso della torta nuziale per le immancabili foto di rito con gli sposi che fingono di tagliarla.

Barbara all’improvviso si alzò in piedi. “Dai Alex, tu che fai lo scrittore, fai un augurio speciale agli sposi!” L’avrei fulminata. Non eravamo mica in un film di  Hugh Grant! E poi, cosa si augura ad una coppia di sposi? Amore, bien sûr. Facile a dirsi ma io lì, su due piedi, mi ritrovai spiazzato. Mi ricordavo un bellissimo pezzo di Jacques Brel adatto per l’occasione ma non così bene da citarlo a memoria: dopo tutto quel vino la mia mente era decisamente annebbiata, la mia vita è generalmente astemia. Mi alzai in piedi. Parlai lentamente, cercando di scandire le parole.

Augurai sogni a non finire e la voglia furiosa di realizzarne qualcuno. Augurai passioni e silenzi e risate di bambini. E infine di rimanere sempre se stessi, di resistere alla noia, all’indifferenza e a tutto quello che di brutto c’è in questo mondo.

Ci fu un attimo di silenzio che a me parve lungo un’eternità. Poi qualcuno iniziò ad applaudire e qualcun altro iniziò a gridare “bacio! bacio! bacio!”. Mi rimisi a sedere, gli sposi si baciarono. Terminata la torta e l’ennesimo brindisi finalmente la cena volse al termine. Salutai gli sposi, gli amici, raccolsi l’invito di Gabriele per una partitina a biliardo da fare in settimana. Poi mi diressi fuori, verso l’auto. Ritrovai Barbara che stava facendo salire suo figlio Francesco nella sua auto. “Sai, Alex, mi ha fatto piacere rivederti. E’ passata una vita…ma tu sembri non invecchiare mai… Perché non mi vieni a trovare quest’estate, ho una casetta sull’Argentario. Francesco si diverte a cercare i granchi tra gli scogli e tu potresti aiutarlo. Potremmo fare qualche bella cenetta. Che ne dici?” Risposi che ci avrei senz’altro pensato. La osservai salire in macchina e seguii i fari della sua auto fino alla curva.

Guardai in alto nel cielo. La notte era troppo bella per stare da soli ma io ero solo, come sempre. Hanno scritto che le stelle sono illuminate perché ognuno possa un giorno trovare la sua. Già. Io però la devo ancora trovare.

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1 risposta a “I cento camini”

  1. Bello !
    Poche righe possono racchiudere la complessità di uno stato d’animo …

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