Babbo Natale innamorato

Jingle Bells, Jingle Bells,
Jingle all the way!
What fun it is to ride
In a one-horse open sleigh.

Jingle Bells – James Pierpont

C’era una volta…

C’era una volta in un luogo molto lontano, in mezzo alle lande sperdute della Lapponia, una casupola ricoperta da tonnellate di neve fresca.
Il ghiaccio disegnava delicati arabeschi sui vetri e sottili stalattiti pendevano dai cornicioni, facendo da decorazione all’intera struttura.
Il fuoco ardeva nel camino scoppiettando allegramente, mentre spargeva per tutta la stanza l’aroma fresco del pino ed il fumo saliva candido su per il comignolo, mischiandosi alla coltre morbida che lo attendeva fuori.
In realtà la casupola non era affatto così piccola come poteva sembrare esternamente, decine di stanze si protendevano nel sottosuolo nascondendo alla vista di qualsiasi estraneo la reale portata del luogo.
Un luogo magico per eccellenza, in cui le figure che si muovevano internamente appartenevano alle fiabe più tradizionali.
Un posto la cui atmosfera idilliaca, in quel momento, era turbata dalle urla che provenivano proprio dall’interno della costruzione.
E tali grida, vista la frequenza con cui si stavano propagando nell’aria, avrebbero finito per sgretolare i ghiacci della calotta artica, nonché fatto staccare interi iceberg, portando qualche ammasso mastodontico a galleggiare fino alle correnti atlantiche o pacifiche.
Per un comune spettatore quelle urla sarebbero parse agghiaccianti, quelle tonalità acute avrebbero finito per ledere irreversibilmente i timpani e gli insulti, che ogni tanto si riuscivano a cogliere fra un’imprecazione e l’altra, avrebbero fatto inorridire persino un orco.
In mezzo a quella distesa soffice e candida, dentro in quella casupola che sembrava essere stata costruita con il marzapane, due vecchietti si stavano affrontando con piglio feroce, sprizzando collera ad ogni gesto e ad ogni parola.
“Vecchio rimbambito! Te la faccio vedere io la scopa rinsecchita!”
“Per carità! L’unica cosa che potresti farmi vedere è il tuo fondoschiena rugoso mentre batte in ritirata!”
“Te la faccio vedere io la ritirata!”
Purtroppo questa scena si ripeteva ormai da un millennio, ad ogni vigilia di Natale e tutte quelle urla, ed i conseguenti ed inspiegabili fulmini che imperversavano su tutta la zona, avevano spesso portato a delle variabili significative sul clima mondiale.
Un esempio fra tutti fu il fenomeno meteorologico chiamato El Niño, così battezzato da alcuni pescatori sudamericani nell’Ottocento, quando, proprio nel periodo prenatalizio (da qui il nome che fa riferimento a Gesù Bambino), il clima venne stravolto da alcune anomalie straordinarie.
La causa che portò all’inizio del tutto fu proprio l’ennesimo rifiuto da parte di Klaus di accondiscendere ad un desiderio della strega Tayra.
Ovvero quello di portarla in vacanza proprio a dicembre.
E non poteva portarcela in un altro periodo? Beh… in effetti Babbo Natale avrebbe potuto benissimo accontentare la propria fidanzata di allora, concedendole quella vacanza che agognava tanto, ma si sa, molto spesso i malumori nascono proprio dalle sciocchezze e quella che all’inizio era stata una semplice richiesta, ben presto si trasformò nella presa di posizione di entrambi.
Fu così che ad ogni vigilia la strega Tayra domandava di essere condotta ai tropici e ad ogni vigilia si sentiva rimbeccare il fatto che non era il momento giusto per andare in vacanza.
Questo fino al no che fece perdere la pazienza ad entrambi e da quel Natale in poi, ad ogni vigilia per mille anni, Tayra tentò in tutti i modi di sabotare ogni Natale, mettendo nelle condizioni Klaus di dover correre ai ripari.
Tentò persino di avvelenargli le renne, con il risultato che queste, in preda ad una dissenteria interminabile, non furono in grado di trasportare la slitta nei cieli per quell’anno e chi era presente nel lontano milletrecentododici, ancora ricorda la slitta che solcava la via Lattea, trainata da tre pariglie di orsi bianchi.
Non che gli orsi non andassero bene, ma Klaus faticò parecchio per impedire che le bestie si lasciassero andare in spuntini fuori programma, come mangiarsi il cane di casa mentre lui scendeva dai camini per depositare i regali sotto gli alberi addobbati.
In un’altra occasione riuscì ad incollargli i pattini alla pavimentazione del deposito in cui la slitta era riposta durante il resto dell’anno, con il risultato che al momento della partenza l’intelaiatura seguì le renne, mentre il resto della struttura rimase ancorata al suolo.
Tuttavia, ciò che fece veramente andare in bestia Klaus e che lo portò a minacciare seriamente Tayra, fu quando lei riuscì a rubargli il costume tradizionale, sostituendolo con un gonnellino hawaiano con tanto di collana di fiori di ibiscus.
Quel particolare dicembre del millenovecentonovantasette divenne veramente catastrofico per il clima, El Nino arrivò in anticipo portando gravi conseguenze in regioni del mondo che normalmente riuscivano a non risentirne.
A questo fenomeno venne imputata la siccità e gli incendi che devastarono la foresta indonesiana, nonché l’incredibile ondata di maltempo che colpì il Canada tra la fine dell’anno e gli inizi del millenovecentonovantotto, arrecando danni ingenti a città come Montreal.
Litigarono così ferocemente da far quasi dimenticare a Babbo Natale la dentiera prima di salire sulla slitta e alla strega il bastone, a cui era ormai costretta ad appoggiarsi, in quanto lo aveva tirato dietro all’altro mentre questi decollava in tutta fretta verso l’aurora boreale.
Alla fine Tayra riuscì finalmente a trovare il “tallone di Achille” di Klaus, riuscì ad ordire una trappola nella quale il pover’uomo cadde in pieno.
E quella trappola aveva l’aspetto di una giovane, meravigliosa, conturbante driade dei boschi.
Un essere così etereo da non poter essere ignorato.
Se Tayra aveva deciso di assumere proprio quell’aspetto, era stato per una conversazione che avevano avuto qualche secolo addietro, in cui lui aveva ammesso che era rimasto affascinato da lei proprio perché gli era sembrata una delicata creatura silvestre.
Tayra aveva a lungo cercato di capire in che modo potesse assomigliare a quella sottospecie di tronchetto ambulante, privo di grazia e femminilità; come potesse essere scambiata per una tavoletta piatta ed uniforme, quando le sue curve a quei tempi rischiavano di mandare in tilt le cuciture di ogni abito.
Aveva tentato di comprendere come quel vecchio rimbambito avesse potuto paragonare la sua pelle candida con il verdino pallido di un essere boschivo e come avesse potuto confondere l’azzurro dei suoi occhi, con il nero carbone tipico delle driadi.
Tuttavia, nonostante gli sforzi, non era approdata a nulla ed alla fine aveva archiviato la questione senza più pensarci, ma dopo tutti i tentativi falliti di sabotare il lavoro di Klaus, alla fine aveva optato per quella soluzione andando a trovarlo nella sua casupola nelle vesti di un’incantevole driade, una ninfa dei boschi.
Ed era stata una soddisfazione enorme veder capitolare quell’uomo integerrimo, tutto d’un pezzo, ostinatamente ancorato al proprio dovere.
Scorgere nei suoi occhi quell’aria trasognata, tipica di qualsiasi innamorato rincitrullito.
Era bastato sbattere un po’ le ciglia, fargli due moine, lanciargli qualche sguardo seducente e lui si era sciolto come neve al sole, dimenticando perfino il periodo dell’anno…

Sono pieno di acciacchi, ogni anno di più. Effettivamente di anni ne ho molti, ormai ho perso il conto, saranno millecento, milledue… D’altra parte faccio una vita tranquilla per trecentosessantaquattro giorni all’anno, qua a Rovaniemi. Come dite, non sapete dov’è? Ma vi devo spiegare proprio tutto, eh! Abito sul circolo polare, insieme alle mie renne, sì è un po’ freddino, effettivamente, ma non si vive male. L’estate è mite, le giornate piene di luce. D’inverno si sta in casa, la neve alle finestre, il focolare sempre acceso. Avrei bisogno di un paio di occhiali nuovi, anzi, a dire il vero sarebbe meglio un paio di occhi nuovi, leggo molto, ricevo un sacco di posta tutti i giorni, un sacco vero, saranno almeno quaranta libbre. Le leggo la sera, ho un bel lume che funziona con il grasso di foca, la corrente elettrica da queste parti non funziona tanto bene. Di giorno lavoro nel mio laboratorio, ho sempre molto faccende da sbrigare, fabbrico giocattoli, di quelli antichi, di legno.
La vita qua in Lapponia è sempre stata monotona, per fortuna che c’è Tayra, quella vecchia strega bacucca, sì, sì, Tayra, proprio lei, ogni anno si inventa qualcosa per impedirmi di portare i doni a tutti i bimbi! Poveretta, è così invidiosa della felicità, lei è sempre sola. Ma è una strega da poco, io mi ci diverto, trovo sempre il modo di sfuggire ai suoi sortilegi. Anche quest’anno, eh, beh, quest’anno l’ho scampata bella…

Era il dieci di dicembre, al mattino, quando hanno bussato alla porta. Toc, toc. Chi è? Nessuna risposta. Toc, toc. Chi è, ho detto di nuovo alzando la voce. Nessuna risposta. Allora mi alzai, andai ad aprire e… E chi ti vedo? Per tutti i merluzzi del baltico! Davanti a me c’era la più celeste ninfa silvestre che i miei occhi millenari avessero mai visto. E’ entrata, mi ha preso per mano e si è presentata, ha detto di chiamarsi Teti. Si è messa subito a suo agio nel mio laboratorio, sembrava che mi conoscesse da una vita. A dir la verità anch’io trovavo in lei qualcosa di familiare ma vi giuro per tutte le foche dell’Artide che non avevo mai visto niente di simile. Insomma,  ci siamo messi vicino al fuoco ad assaporare mirtilli nordici e lamponi, bevendo un goccio di vodka, il tempo è passato finché mi sono addormentato. E’ venuta qua ogni mattina e, l’ammetto, ho trascurato la mia attività, insomma, sì, va bene i giochi, i marmocchi, i doni; ma quando mi ricapita tra le mani una simile fortuna? Sono un uomo, anche se immortale, e gli uomini si innamorano. E cosa succede agli uomini quando si innamorano? A voi non è mai successo? Beh, allora ve lo spiega il vecchio Klaus. Quando ci si innamora si diventa pazzi, come i pazzi, appunto, o come i poeti. Per due settimane Teti è venuta da me ogni mattina e per due settimane io sono stato appeso alle sue labbra e ho trascurato la mia attività. Il fatto è che, come tutti gli innamorati, ho perso coscienza del tempo e mi sono dimenticato che stava per arrivare il Natale e che milioni di bambini in tutto il mondo stavano aspettando i miei doni.

Stanotte mi sono svegliato per un leggero mal di pancia, capita anche a Babbo Natale, che credete? Mi sono alzato dal letto ma devo aver inciampato da qualche parte, insomma son cascato ed ho battuto la testa! Ahi, ahi, che botta il vecchio Klaus, alla mia età. Insomma ho visto le stelle, tutto il firmamento e anche oltre. E solo allora ho capito. Teti non è Teti. I suoi occhi, così belli, li ho già visti. Ma sì, li conosco da un’eternità: è la vecchia Tayra. Mi ha ingannato, quella vecchia strega, che se la mangino gli orsi per colazione, così impara!!! I doni, i doni per i bambini di tutto il mondo!!! Per mille trichechi ma cosa ho combinato?!? Mi ero completamente dimenticato di loro e non ci saranno regali per tutti ormai. Oh, per tutte le aurore boreali, cosa ho combinato!!! Ora quando arriva la sistemo io!!!

E’ arrivata come ogni mattina, vestita di luce. “Ciao, vecchia ciabatta” le ho detto. “Klaus, tesoro, ma cosa dici mai?” “Senti Tayra, è inutile continuare questo giochetto…” “Ok, se lo dici tu, vecchio rimbambito che non sei altro…” Ha recitato una formula magica e… in una folgore di luce la ninfa Teti si è ritrasformata nella buon vecchia Tayra… Mi sono commosso. “Che occhi belli che hai” ho pensato. “Anche quest’anno hai provato a tirarmi uno scherzo, eh? E ci sono quasi cascato!!! Senti un po’, avevo pensato di fartela pagare ma in fondo siamo a Natale ed anch’io mi sento più buono. Perché non mi fai consegnare questi regali e poi ce ne andiamo per davvero in vacanza ai Tropici?” “Non ci penso nemmeno, scemotto!” mi ha risposto ridendo mentre si avvicinava per baciarmi…

Siamo al 24 dicembre ed è troppo tardi per preparare i pacchi per tutti. Farò così: quest’anno ci saranno doni solo per i bambini buoni! Se non riceverai nessun regalo, ora sai il perché… io poi ho da fare, volo ai Tropiciiiiiiiii. Buon Nataleee!!!

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4 risposte a “Babbo Natale innamorato”

  1. mi ero sempre chiesta : ” ma perchè Babbo Natale è così buono al punto di correre nella tempesta di neve per non far mancare i suoi doni a nessuno ?”
    adesso lo so ! Anche lui è innamorato …e l’amore si sa , fa miracoli . Se un giorno dovessi diventare nonna , in barba alle famosissime favole tradizionali , io mi distinguerò e ai miei nipotini racconterò questa !

  2. complimenti….anche favole per bambini!….la fine però mi sembra un pochino affrettata!
    Ciaoooooo

  3. ANCHE LA BEFANA SI E’ INNAMORATA

    In un angolo sperduto del Polo Sud, in mezzo a neve soffice e ghiaccio, viveva una buffa vecchietta gobba dai capelli color cenere. Abitava in una baracca di legno e viveva in solitudine da molti, molti anni. Il suo nome era Epifania, ma tutti la chiamavano Befana. Da sempre segretamente innamorata di Babbo Natale, viveva nella speranza che, un giorno, lui avrebbe ricambiato il suo sentimento. La notte del ventiquattro dicembre, usciva dalla sua casetta e contemplava il cielo stellato. Quando scorgeva il suo amato volare oltre le nuvole, sulla slitta trainata dalle renne, calde lacrime le sgorgavano dagli occhi. Era un amore impossibile e lo sapeva.
    Babbo Natale era sposato con la capricciosa strega Tayra e, nonostante i continui litigi e gli insulti che si scambiavano, era perdutamente innamorato di lei.
    Quell’anno, però, la Befana era più triste del solito. Il giorno di Natale, passeggiando nei boschi ricoperti di candida neve bianca, aveva sentito alcune ninfe spettegolare tra di loro :
    – Hai sentito? – disse una – Quest’anno il vecchio Klaus ha ceduto ai capricci della moglie… se ne sono andati ai Tropici ! –
    – Davvero? -rispose un’ altra – Allora è proprio vero che, alla fine, sono le donne ad avere la meglio sugli uomini… -.
    Epifania, nell’udire quelle parole, sentì una fitta al cuore. Tornò di corsa a casa urlando :
    – Vecchio rimbambito che non sei altro ! Quella strega ti porterà alla rovina ! – rivolgendosi a Klaus che, fortunatamente, non era lì ad ascoltarla.
    Rimase chiusa in casa per giorni a crogiolarsi nei suoi dispiaceri, finché un giorno, qualcuno bussò alla sua porta.
    – Chi osa disturbarmi ! – tuonò con voce minacciosa da dentro la casetta.
    – Scusa, cara Befana, sono Elfo Candido. Non vorrei disturbare, ma il sei gennaio si avvicina e non ho potuto fare a meno di notare che quest’anno non hai preparato le calze per i bambini. Devi sbrigarti, il tempo stringe ! – le disse, alzando un po’ la voce per farsi sentire.
    La Befana, allora, aprì la porta e fu investita da una folata di vento gelido che le scompigliò i già spettinati capelli d’ argento.
    – Quest’anno non ci saranno caramelle e cioccolatini per i bambini buoni e nemmeno il carbone per i cattivi! – si affrettò a dire a Elfo Candido.
    – E perché mai, cara Epifania? Cosa ti è successo? Sei forse ammalata? – si preoccupò il piccolo elfo.
    Lei lo fece accomodare in casa, lo fece sedere su una piccola sedia impagliata e gli offrì del succo di mora.
    – Sì, caro Elfo, sono malata… malata d’ amore -.
    Elfo Candido le prese una mano e disse :
    – Oh, dolce Epifania, non devi tormentare il tuo povero cuore. Hai così tanto amore da dare ! Capisco che tu sia triste, ma pensa a tutti i bambini che deluderai se non consegnerai le tue calze. Pensa a quante lacrime, la mattina del sei gennaio ! -.
    Epifania si asciugò gli occhi umidi e, con voce stanca e quasi rassegnata, rispose :
    – I bambini non se ne accorgeranno neppure ! Babbo Natale ha già riempito di doni le loro case, che differenza vuoi che faccia qualche caramella in più ? -.
    Elfo Candido tentò di dissuaderla con parole dolci dapprima e rimproveri poi, ma i suoi tentativi risultarono vani così, amareggiato e deluso, uscì dalla casetta di legno e si avventurò nella tormenta di neve che, nel frattempo, si era scatenata.
    Epifania pensò e ripensò alle sue parole, le dispiaceva deludere i bimbi di tutto il mondo, ma il suo stato d’ animo non le permetteva di fare altrimenti.
    Un giorno, però, precisamente il tre di gennaio, mentre era fuori a cercare radici e ortiche per preparare un minestrone, si accorse di essersi allontanata troppo dalla sua casa e di non ricordare esattamente la strada del ritorno. Vagò per ore in mezzo ai boschi, strinse il vecchio foulard che portava sulla testa per ripararsi dal freddo e cominciò a gridare :
    – Aiuto ! Qualcuno mi aiuti ! Mi sono persa ! -.
    Era molto spaventata, la sua schiena si curvò una volta di più ed il suo viso, già stanco e coperto di rughe e brufoli, impallidì improvvisamente.
    Poco distante, da una casetta in pietra, si udì un vocione :
    – Chi urla in questa maniera ? -.
    Era Orco Gigante, una creatura abominevole, con due orecchie enormi che parevano due tromboni, il corpo verde e viscido che puzzava di marcio e dentoni ingialliti e mezzi rotti. Ma, nonostante l’ apparenza, aveva un cuore d’ oro e non avrebbe fatto male ad una mosca. Andò incontro ad Epifania che lo guardava timorosa, ma proprio mentre stava per scappare, lui la fermò :
    – Non scappare, cara signora. Io ti conosco, sei la Befana ! Non voglio farti del male, davvero, anzi, vorrei poterti aiutare – le disse in tono gentile.
    Epifania, rassicurata da quelle parole, cercò di non badare all’aspetto mostruoso del suo interlocutore e rispose:
    – Mi sono persa, stavo raccogliendo radici per il mio minestrone ed ho perduto la strada! -.
    Orco Gigante la invitò ad entrare, le preparò una tisana a base di erbe per riscaldarla e si offrì di riaccompagnarla a casa, non prima, però, di averla invitata a pranzo. Epifania si guardò intorno, la casa era piccola e sporca, l’ odore di chiuso entrava nei polmoni e, da un angolo, spuntava una tinozza piena di acqua stagnante. Le venne la nausea. Nonostante tutto, le sembrò maleducato rifiutare l’ invito, così propose di dare una bella ripulita alla casa in cambio del pranzo. L’orco accettò ed Epifania si mise subito all’opera. Quando ebbe finito, andò a raccogliere rami di pino e bacche che sistemò al centro del vecchio tavolo di legno.
    L’orco, da parte sua, svuotò il secchio con l’acqua marcia e andò fino al vicino ruscello per darsi una rinfrescata. Ora, né lui né la sua casa emanavano più odori sgradevoli ed Epifania ne fu compiaciuta.
    Mangiarono polpette di ortiche e carne di selvaggina che Orco Gigante arrostì al fuoco del camino. Al termine del pranzo, lui le disse :
    – Cara la mia Befana, non sai il piacere che mi ha fatto oggi la tua compagnia… Se avessi una moglie come te, sarei l’ orco più felice della foresta! -.
    A quelle parole, Epifania arrossì. Lui le si avvicinò e le prese una mano.
    – Vorresti rimanere qui con me, a riscaldare un po’ questo mio cuore solo? -.
    Lei si commosse a tal punto che gli saltò al collo e lo baciò.
    Il cinque di gennaio, Epifania si fece accompagnare da Orco Gigante a casa sua, riempì le calze di dolci, giochi e frutta secca. In nessuna mise il carbone, era troppo felice per punire i bimbi cattivi, così decise che quell’anno, tutti i bambini avrebbero ricevuto solo cose buone e belle. Partì nella notte a cavallo della sua scopa e consegnò tutta la sua scorta di regali e dolcetti.
    Al suo ritorno, Orco Gigante la aspettava ansioso. Epifania andò ad abitare con lui nella vecchia casa di pietra e, una settimana dopo, si sposarono nel bosco con le ninfe che facevano da damigelle e gli elfi da paggetti. Naturalmente, Elfo Candido fu il testimone.
    Da quell’anno, la Befana divenne una donnina felice e non si rifiutò mai più di fare il suo dovere.

  4. ah l’amour …..

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