Questa lettera è ispirata a una pagina del romanzo di David Grossman, “Che tu sia per me il coltello

Ho letto in un libro prezioso che gli antichi credevano che nel corpo ci fosse un ossicino minuscolo, indistruttibile, chiamato “luz“, che non si decompone dopo la morte e non brucia nel fuoco. Io credo alla saggezza degli antichi. Siamo più saggi noi che avveleniamo il mondo sommergendolo di petrolio e costruiamo ogni giorno armi più micidiali? Siamo forse più felici noi “moderni” ?
Quando gli antichi hanno ricevuto il fuoco dagli Dei, sono sicuro che abbiano ricevuto anche qualche ulteriore dritta, custodita gelosamente al giorno d’oggi in qualche tempio sul monte Athos o nel Tibet. Questa cosa del luz mi ha intrigato. E mi ci sono messo alla ricerca, novello Indiana Jones. Nonostante l’età, sono ancora abbastanza magro e ho pensato di cercarlo a tastoni, magari stava nel palmo della mano destra, oppure nel costato, vicino al cuore. Ogni ricerca direttamente sul mio corpo si è rilevata infruttuosa. Allora sono ricorso all’atlante anatomico della biblioteca, ma anche lì non c’è traccia del luz.
Infine ho capito. Il luz non era “in” me. Il luz era “con” me.
Era con me tutte le volte che ho scherzato e che ho riso. Quando canticchiavo “Cuccurucucu Paloma” o battevo il pianoforte cercando “Per Elisa”. Tutte le volte che ho fatto il mio lavoro con passione vera. Quando ho strappato un sorriso ad un giorno triste di un amico. Tutte le volte che ho abbracciato e coccolato i miei figli. Quando la mia anima ha vibrato ascoltando Morricone. Era con me quando facevo a pallate di neve e quando accarezzavo un cane. Era con me nelle notti umide di pianto. Era nei miei passi goffi quando provavo a ballare il tango. Era con me tutte le volte che ho provato a scrivere poesie d’amore e nel foglio rimanevano solo geroglifici. Quando ho guardato oltre la pioggia aspettando il sole.
E lo sai a cosa stavo pensando? Che i nostri luz si incontreranno quando ti dirò ti amo, prima di baciarti.

Annunci